Statistiche

  • Interventi (1589)
  • Commenti (0)

Archivi

lunedì 22 giugno 2015 17:00:00

Strada facendo, nel pellegrinaggio didattico lungo la penisola, talvolta si incontrano occasioni di riflessione straordinarie. Questa volta è capitato in Emilia, a Modena, di fronte a un vino che di “emilianità” ha poco o niente a livello di concettualità enologica: nei vitigni invece sì!

Da malvasia di candia aromatica per il 60%, poi ortrugo e trebbiano si ottiene, dal 2002, un vino chiamato Ageno, igt Emilia, lo produce l’azienda La Stoppa di Rivergaro (PC).

Dicevano che ha poco di emilianità, infatti è fermo e dal colore “orange”. Da vigneti con suolo limoso-argilloso si spreme un succo che macera sulle bucce per quasi 30 giorni, non c’è uso di solforosa e i lieviti sono rigorosamente indigeni: una storia d’antan. A seguire c’è una sosta in acciaio e in barrique, 50 e 50, per quasi 12 mesi, una volta imbottigliato vi affina per due anni; superfluo chiarire che non ci sono state filtrazioni, è tutta artigianalità.

Ageno 2010 ha 13.5% di alcol, bottiglie prodotte 16.564 e 49 magnum. Colorato di polpa di caco, ha sfumate eccentricità cromatiche di rosa salmone intenso e scuro: selvaggio! Al profumo si esalta il fenolo, in una spiritualità olfattiva di spezie indiane, di curry, di orzo tostato, di legno di sandalo, di alghe, di paglia e di sorba appassita. Il profumo evidenzia una fragilità termica impressionante, appena si abbassa troppo la temperatura quasi scompare, fino a riemergere appena sale verso i 14°C. Dimenticavamo che la caraffattura è strategicamente essenziale per dar aria alle compressioni aromatiche. È un profumo che corre sul filo del fuorigioco, fa una propria strada terziaria, senza contaminazioni. Ben altra cosa è il gusto, ricco di elegante voluminosità nella consistenza, con sapidità molto centrata, arrendevole acidità e maestoso (ma non imperioso) effetto alcolico. La fragilità termica è essenza anche del gusto, il suo meglio lo offre a temperatura medio alta (16°); qui c’è l’esaltazione del fenolo della buccia che va a modificare l’oscillazione sapido alcolica tanto da produrre uno spunto pseudo tannico, con un senso amaricante in versione orange peel. Molto ben concatenata è la corrispondenza gusto olfattiva, in bilanciato allungamento di continuità. 

È vero, bisogna farne di strada organolettica per scuotersi di dosso certi a prescindere sul vino, la cui accettabilità non dovrebbe mai essere messa in pre discussione; poi se c’è qualcuno che vi spinge sull’orlo della delizia, come Rita Ronchetti suggerendo un vino “strano” (si fa per dire), bene, si va proprio in sollucchero e così ci si instrada verso differenti considerazioni in un momento di esperienza di strada enologia, come se Strada Facendo (che è poi il Ristorante di Modena in cui abbiamo trovato questo vino) ci fosse venuta incontro e non viceversa. Alla prossima.

AIS Staff Writer

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)