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martedì 2 agosto 2016 16:30:00

L’Agenzia europea dell’ambiente afferma che i cambiamenti climatici sono un fenomeno attuale che si ripercuoterà in fattori di vulnerabilità nella natura, nella salute e infine nell’economia, e la vera pericolosità avverrebbe se l’aumento medio fosse di 2 °C rispetto alle temperature preindustriali: ed è già aumentata di 0,8 °C negli ultimi 150 anni.

La vigna risulta già essere interessata a questo diverso effetto climatico, e questo caldo che avanza interferisce in talune potenzialità della vite, seppur in modo differente tra le piante e nel rapporto fra temperatura e luce. Alcuni ricercatori della Davis University in California hanno iniziato a studiare questo nuovo caldo per capire meglio i cambiamenti chimici che si potrebbero verificare negli acini durante la maturazione, per guidare al meglio il raggiungimento della qualità nel frutto, in funzione dell’astringenza, del colore e delle sfaccettature gustative/olfattive. Il discorso non è semplice da rappresentare, e la base di partenza è frazionata in due parti: 1) dalla formazione della bacca all’invaiatura, 2) dall’invaiatura alla raccolta. Nel tratto 1 c’è un incremento di acidi organici, di aminoacidi, di minerali, di metossipirazine, di tannini e di acido idrocinnamico; nel tratto 2 risultano incrementati gli antociani, i flavoni, gli zuccheri, i monoterpeni e i norisoprenoidi, mentre diminuiscono gli acidi organici e le metossipirazine. Tutto questo, secondo i ricercatori è molto influenzato da luce emessa dal sole (calore), dai tipi di esposizione alla luce e, non ultimo, e forse decisivo, dalle loro lunghezze d’onda.

Insomma  con questo clima che s’arroventa, con i raggi UVA e UV-B che non sono trattenuti dallo strato di ozono, giungono sulle piante e non vanno certo per il sottile nel loro approccio. Il futuro si fa preoccupante…

Per attenuare e smorzare questi effetti si sta sperimentando l’uso delle reti colorate ombreggianti nei filari, in modo da analizzare dove e come si indirizzano i cambiamenti, perché sembra che il colore della rete ombreggiante sia in grado di influenzare la maturazione. Per esempio, la rete color rosa perla ha prodotto una maturazione precoce, con acini più grandi però di qualità. Le reti di colore rosso sono ottimali per produrre uva da tavola e ritardare anche la maturazione, mentre quelle nere sono ideali per ridurre l’intensità della luce quando il clima si fa estremamente caldo e c’è il rischio che la pianta si danneggi. Le reti ombreggianti hanno cinque anni di vita e l’effetto ombra può variare dal 20% all’80%, a seconda del colore e della fittezza della rete.

Ancora non riusciamo a immaginare le colline delle Langhe e del Chianti tappezzate di reti colorate, forse ci dovremo pian piano abituare e magari cercare di sorridere come in una pièce comica di Arlecchino. Chissà, giungeremo fino alla vigna in maschera?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)