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venerdì 1 giugno 2018 08:30:00

Ricordate Bill Murray in Lost in translation? Nei panni di Bob Harris, finiva a Tokyo per pubblicizzare un noto whisky giapponese della Suntory. Se il film di Sofia Coppola fosse stato girato oggi, a fare da detonatore alla crisi esistenziale di Bob forse non ci sarebbe stato un Hibiki 17 Years Old, ma una bottiglia di sakè, bevanda in grande spolvero a Occidente. Girato in un ipotetico 2025, al sakè, però, i produttori preferirebbero forse l'astro nascente delle bevande alcoliche giapponesi: l'umeshu. 

Di nascente, in realtà, l'umeshu ha solo il recente successo al di fuori dei confini nazionali. Generalmente tradotto come liquore di prugne, l'umeshu, fedele al proprio nome, è in realtà a base di ume, un frutto della stessa famiglia delle prugne per il quale non esiste traduzione italiana. Già citate nel 918 all'interno dell'Honzowamyo, il più antico dizionario di erbe medicinali giapponese, le ume hanno una acidità maggiore delle cugine prugne e per questo considerate dissetanti e disinfettanti. La coltivazione fu incoraggiata lungo tutto il periodo Tokugawa (1603 - 1868) e durante la guerra russo - giapponese (1904 - 1905) le ume campeggiavano al centro di una distesa di riso bianco nella scatola del pranzo dei soldati, perché ricordassero ogni giorno l'orgoglio di battersi sotto la bandiera nipponica. 

Raccolte ancora acerbe, le ume intere vengono lasciate a macerare in alcol e zucchero per un minimo di tre mesi, anche se i prodotti migliori riposano per almeno un anno. La varietà Nankō, coltivata nella prefettura di Wakayama, dal verde appena tinto di rosso, è considerata la cultivar migliore. Rinfrescante, dissetante, ideale come aperitivo, l'umeshu si è arricchito nei decenni di svariate versioni: con spezie o miele; col brandy, il rhum o il sakè al posto dell'alcol; con aggiunta di tè verde. Dopo avere conquistato Hong Kong e Taiwan, l'umeshu è diventato l'ingrediente di una lunga serie di cocktail, e il ripieno di una versione di barrette Kit Kat al cioccolato bianco dedicate all'intero mercato orientale, prodotte dalla divisione giapponese della Nestlé. Incoraggiato da un prezzo ancora accessibile, e dagli accordi economici assai favorevoli all'importazione in Europa di alcolici dal Giappone, l'umeshu si appresta a diventare l'ultima moda occidentale in arrivo dal Sol Levante. 

Gherardo Fabretti

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)