Statistiche

  • Interventi (1588)
  • Commenti (0)

Archivi

martedì 27 maggio 2014 15:30:00

Dire che sono 6500 anni che si fa vino in Grecia è dare a Cesare quel che è di Cesare. Dire che il vino greco è ben posizionato nella graduatoria della classicità qualitativa mondiale è invece un po’ provocatorio e forse nemmeno loro, i greci, ci crederebbero.

Le combinazioni che hanno impedito uno sviluppo enologico al pari delle altre nazioni che si affacciano sul Mediterraneo sono molteplici.

Guerre, disastri economici, l’occupazione Ottomana, la fillossera, una tardiva applicazione tecnologica hanno spinto la Grecia del vino in un labirinto da cui è un po’ difficile trovare la via di uscita.

Per molti anni è prevalsa la produzione di vino per vendita in cisterna e del vino addizionato di resina, il “Retsina”, la cui piacevolezza per la persona è come azzeccare una scala reale su un poker d’assi.

Intorno agli anni ’80 la modernizzazione del modo di fare vino s’è via via affermata e da qualche lustro si incontrano vino di qualità più che attendibile.

Abbiamo incontrato, appunto, un vino dell’Isola di Santorini prodotto da un vitigno che molti definiscono isolano, cioè autoctono.

All’Assirtiko piace il suolo vulcanico e le stratificazioni di cenere, e questo è pacifico (anche se siamo nell’Egeo) perché se così non fosse sarebbe già morto da un pezzo.

A Santorini il 75% dei vigneti ospita l’Assirtiko e la varietà di vino che se ne ottiene svaria dal secco al dolce, talvolta dolcissimo Vin Santo.

Il profilo organolettico del Santorini Assirtiko si basa sulla frequenza costante all’olfatto di note di pera, albicocca, agrumi e mela verde. Ha carattere ben fresco nella struttura gustativa, tanto che può adeguarsi ottimamente anche alla sosta in legno. La versione secca andrebbe degustata dopo tre anni dalla vendemmia, in modo da consentire una coesione amichevole tra l’acidità citrina e  l’alcol assolato; però talvolta sorprendono in positivo anche affinamenti in vetro più lunghi.

La Cuvée No 15, Santorini AOQS dell’annata 2012 è ottenuta da 100% Assyrtiko da coltura biologica e le piante sono di piede franco, con gradazione di 14,5%. Produttore Hatzidakis.

Dodici ore di contatto con bucce, fermentazione con soli lieviti indigeni a 18 °C, contatto con fecce per 8 mesi però in acciaio, non è filtrato.

Giallo dorato radioso con tonalità che potremmo dire egeica. Il profumo ha l’intensità delle distese di grano arse dal sole cocente, della frutta appassita al sole, oppure disidrata dalla brezza carica di salmastro. L’odore di ginestra rimanda mentalmente al giallo del colore.

L’acidità dell’Assyrtiko di Santorini esprime una freschezza non comparabile ad altre situazioni enologiche, è insieme acidula, salata e grassa, prima ti impone un sapore acidulo, poi si pente è accetta tutto il sapido del suo minerale marino e infine ti allevia il finale di gusto recuperando una grassezza tattile come d’un frutto frullato e addolcito con miele; ciò determina un finale di bocca molto resistente ed elegante.

Un bell’esempio di singolarità viticola, appeal stravagante e slancio organolettico mondiale.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)