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lunedì 16 marzo 2015 12:00:00

La produzione di vini con CO2, da rifermentazione in bottiglia è presente, in Austria, fin dalla metà del XIX secolo. L’identità spumantistica austriaca è rappresentata dalla parola “Sekt”, che è poi quella tedesca. Si tratta di un mercato in vertiginosa ascesa, tanto che nell’ultimo anno ne sono state consumate quasi 14 milioni di bottiglie.

Ciò ha attirato anche l’attenzione degli organi di controllo, perché qualche sbandamento qualitativo stava iniziando a presentarsi. Il sistema produttivo degli sparkling ha una centralità nell’impiegare vitigni come grüner veltliner, moscato e riesling, senza disdegnare il pinot bianco, lo chardonnay e qualche altro. Un po’ di confusione legislativa è però presente in Austria, perché si può trovare in etichetta la scritta Austria Sekt (100% made in Austria) e un borderline legale come Sekt made in Austria, dove chiaramente non si garantisce che l’uva sia di coltivazione domestica.

L’interesse s’è così espanso che hanno creato anche il diploma “sekt-sommelier”, per cui alla fine anche il comitato dedicato ai vini spumanti d’Austria ha deciso di fare chiarezza sulla questione progettando la piramide della qualità dei sekt australiani.

Si tratta di una livellazione qualitativa, ammesso che si possa arrischiare questa espressione, per cui al 1° livello, alla base della piramide si collocheranno tutti i sekt prodotti in Austria, indipendentemente dal metodo, però con sosta di nove mesi sui lieviti. Le versioni ammesse sono il bianco, il rosato e il rosso.

Al livello 2 c’è un significativo cambiamento. Solo uve da una regione – seppur generica – d’Austria, solo rifermentazione in bottiglia con 18 mesi sui lieviti. Versioni ammesse, bianco e rosato, con dosaggio brut, extra brut e nature.

Infine il livello 3. Le uve devono provenire da una zona viticola più ristretta, ottenuti solo con rifermentazione in bottiglie e con sosta di 30 mesi sui lieviti. Le versioni consentite sono quelle in bianco e in rosato, quest’ultimo però non ottenibile da miscela di vino bianco con rosso. Insomma, un buon tentativo per armonizzare un segmento enologico che potrebbe dare molte soddisfazioni, soprattutto nel mercato interno, vista l’energica carica di freschezza fruttata che riescono a trattenere al profumo e al gusto, dove un livello di minor pressione cerca di evitare certi eccessi citrini da clima rigidamente continentale.

Gli annunci e i proclami hanno già invaso i media, la top category (livello 1) già la vedono proiettata a superare Champagne e Franciacorta. Che dire? La speranza è l’ultima a morire.

Per ora gli assaggi non ci sono sembrati in scia al gruppo dei migliori d’Europa: gradevoli sì, ma con una bella salita da scalare, pedalando un ritmico e professionistico 39/21.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)