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lunedì 24 marzo 2014 15:30:00

Ancora un goal segnato dalle donne. È la dottoressa Carol Emslie della Glasgow Caledonian University a illustrare questo risvolto molto particolare, chiaramente legato al consumo di alcool.

Il sunto finale è il seguente: le donne “bevitrici” si fermano sempre al punto giusto, gli uomini non hanno lo stesso controllo.

Lo studio si è basato su un gruppo di selezionatissime persone d’età compresa tra i 30 e i 50 anni, ed è stato sviluppato analizzando il comportamento di un gruppo di quindici amici.

Dopo le risultanze scaturite da una serie di domande ad hoc, si è inesorabilmente definito che la donna riesce a comprendere prima e meglio dell’uomo quando il livello da intossicazione da alcool raggiunge il traguardo di “basta così”.

Sembra che il corpo della donna sviluppi, o si crei, una specie di cosciente porta interna da cui, a un certo punto, stabilisce se è il momento di far passare o chiudere.

Il confine tra l’essere e il non essere dentro la zona sicura è molto labile, anzi indefinibile, perché molte risposte indicano come stato di sicurezza l’essere rilassato e loquace, ma non inebriato ed euforico: quest’ultimo status corrisponde al punto di non ritorno.

Il tentativo di comprendere molti dei tanti perché si consuma alcool, soprattutto all’interno di un discorso di consapevolezza, è ancora motivo di molta curiosità. Ciò che attira in questo studio è il risvolto psicologico.

Alcune delle risposte evidenziano a pieno questo intreccio psicologico. Ecco alcuni esempi.

- L’assunzione del tutto consapevole di alcool la si associa a una ricompensa interiore, come a voler dire che ciò sia rilassante.

- Una momentanea liberazione dalle responsabilità del lavoro o della famiglia.

- L’individuo pensa che il controllo migliore scaturisca dall’interrogazione del proprio corpo, piuttosto che dal conteggio delle unità di alcool assunto.

In questa situazione chi minimizza maggiormente i segnali del proprio corpo sono gli uomini, le donne sono più sensibili e reattive alle stimolazioni che il corpo offre loro.

Poiché le implicazioni piscologiche che inducono o favoriscono il superamento del punto di non ritorno sono molteplici, ma quelle che esercitano un’attrazione più concreta sono legate al momento del rilassamento, lo studio segnala che l’industria dell’alcool sa benissimo come collegare il consumo dell’alcool con l’aspetto liberatorio e rilassante, conosce anche come stimolare gli input psicologici e si disinteressa completamente del rischio di superamento del punto di non ritorno.

Ciò che si deve tenere di conto, aggiunge lo studio prima di chiudere, è che ogni volta che si arriva al punto di non ritorno si provoca comunque un danno alla nostra salute, e quel danno non è detto che sia del tutto riparabile: questo è il vero problema.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)