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mercoledì 27 marzo 2019 09:00:00

L'immaginario collettivo fatica a legare trasparenze e profumi esili al vino californiano, ma di fatto il quadro è molto più variopinto di quanto si possa credere. Ad oggi non è raro trovare tra gli scaffali del Golden State bottigle di rossi ialini, leggeri e delicati, diversi in maniera smaccata dai muscolosi campioni di anni fa. 

Combattuti tra opposte suggestioni, i produttori californiani, infatti, hanno sempre percorso con entusiasmo il filo che collega i capi opposti delle opulenze debordanti e delle acidità asperrime. Da tempo, ad esempio, un manipolo di produttori ha deciso di seguire una nuova via per portare a compimento quella cura dimagrante sempre più richiesta da un mercato assetato di etichette "chillable", beverine ma dotate di una certa struttura. 

Di certo non figlia dei Cabernet e dei Merlot, questa ristretta nouvelle vague, raccontata dal San Francisco Chronicle non si ispira nemmeno alla Borgogna, come si potrebbe pensare. Guarda, invece, a vitigni come Frappato, Nerello Mascalese, Trousseau, Poulsard, Gamay, a cui applica il noto stile di vinificazione del Beaujolais. 

C'è poi chi, come Hardy Wallace della cantina Dirty & Rowdy Family Wines, che ha cominciato nel 2010 andando alla ricerca di Gamay, ma trovandone ben poco in California, ha deciso di puntare tutto sul Mourvedre, un vitigno del Rodano di norma vinificato in maniera del tutto diversa dallo stile canonico del Beaujolais. I colleghi - come da copione - gli hanno dato del matto, e lui, fedelmente alla più classica delle storie, ha deciso di andare avanti. Fermentazioni a grappolo intero, macerazione minima, poca carbonica: era nato un nuovo vino. Chi l'ha assaggiato lo giudica succoso, profumato di melagrana e lampone, quasi trasparente nel bicchiere.

Jessica Stolpman, della Stolpman Vineyards, a Santa Barbara, ha introdotto una linea dal nome eloquente: So Fresh. Dentro, un'etichetta da Gamay e un Sangiovese ottenuto da macerazione carbonica. John Locke, enologo di Bechthold Vineyard, si è invece concentrato sul Cinsault, con risultati apprezzabili, anche se stilsticamente opposti a quelli delle più tradizionali etichette del Rodano. 

Figli di fermentazioni a grappolo intero, estrazioni morbide, bassi livelli di alcol e colori diafani, questi nuovi rossi californiani sembrano incontrare il favore del pubblico. Certo, di terroir nessuno se la sente di parlare da queste parti, ma la cosa pare non turbare alcun animo. Anche il potenziale di evoluzione di queste nuove creature, poi, è tutto da verificare, ma in quella grande area di gioco che è sempre stata la California si continua a sperimentare senza tema alcuna. Un timore, in realtà, rimane, seppur inespresso: che a furia di percorrere il verso della sottrazione si finisca per esagerare, imbottigliando vini troppo esili e consunti. 

Gherardo Fabretti

 
© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)