Associazione Italiana Sommelier

 

Benvenuto colore!

Statistiche

  • Interventi (1563)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 28 gennaio 2016 12:00:00

L’indagine visiva del vino rosso procura spesso momenti di vera apprensione nella definizione del colore perché la concentrazione antocianica lo rende impenetrabile alla vista, la massa si fa nera, inchiostrata, tanto da dare l’impressione dello sciroppo. Se facciamo un’indagine statistica, questa tipologia di colorazione è predominante ed è quella più apprezzata dai recensori delle guide worldwide. Molte regioni del vino si sono convertire a questa colorazione dark, a partire dal Bordeaux (grandi Château inclusi), ad alcuni nebbiolo ultra moderni, certi sangiovese, per non citare i famigerati italici merlot, syrah e affini.

Tutti sono accomunati dalla enofilosofia che scuro fa trendy. A dire il vero non c’è alcun risentimento verso i vini neri, per cui continueremo molto volentieri a osannarli qualora se lo meritino e a tritarli se c’è dello sbagliato nella loro personalità. Semmai stride un po’ un sotteso snobismo che aleggia intorno a queste cromaticità impenetrabili, le quali si sono appropriate d’essere dei precursori di qualità, quando ormai è voce di popolo (acculturato) che non c’è alcuna correlazione tra intensità di colore e qualità. Il fatto che ciò non si sia trasformato in uno status degustativo non può che compiacerci, così come stiamo apprezzando tutti quei produttori che si sono gettati sul colore, rinunciando a un po’ di aroma speziato e tostato a favore della purezza del flavor, cercando l’eleganza e non la potenza, la sontuosità della leggerezza piuttosto che la voluminosità dell’opulenza. L’Italia ha degli straordinari vitigni tradizionali che possono segnare il punto di svolta nell’affermazione del colore più o meno chiaro e luccicante del vino rosso, vitigni che con quel colore non uccidono o deprimono una componente odorosa sempre meno frequente nel vino rosso, il floreale. Quando si pensa a un non super colorato, la mente scivola immediatamente sul pinot nero: una star assoluta nella categoria. Tanti altri però meriterebbero di salire sul palcoscenico, il problema è che sono lavorati con tecnica concentrante, vedi sangiovese e nebbiolo, oppure sono coadiuvati nel blending da vitigni molto colorati. Nell’annata trascorsa abbiamo ancora il ricordo di taluni lambrusco addirittura vermigli e cremisi, così ricchi di fragranza fruttata e floreale da attivare lo stimolo di beva con naturale semplicità perché la vista non ha avuto bisogno di impegnarsi a dichiarare il colore. La punta dell’iceberg di questa vena del nuovo rosso ci va di assegnarla al grignolino, un’uva troppo a lungo parcheggiata in uno status di cattiva indifferenza. L’altra onorificenza se la merita il bistrattato (attualmente) gamay e quelle versioni non nouveau che sfruttano la macerazione carbonica. C’è bisogno di qualcosa di nuovo nell’imperante dimensione dell’essere rosso a tutti i costi, qualcosa che lo alleggerisca in tutte quelle caratterizzazioni organolettiche appesantenti e lo renda gioioso nella bevibilità, armonioso nella facilità dei profumi e dei flavor, da bersi per l’immediata e non meditata golosità e non per la concentrazione: un vino che brilli del suo rosso vivo e non che vive perché è rosso.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)

https://www.aisitalia.it/benvenuto-colore.aspx