Statistiche

  • Interventi (1597)
  • Commenti (0)

Archivi

mercoledì 25 gennaio 2017 11:00:00

Sommelier, critici ed esperti di vino hanno le ore contate? La loro sfera di attività regredisce di giorno in giorno? La loro influenza è sempre più facilmente contrastabile? L’avvento della democratizzazione nell’informazione sul vino, nel senso del “tutti possono”, sta forse mettendo in crisi un certo modo di avvicinarsi al vino?

La questione non è di poco conto e merita un’analisi serena sul rapporto che si sta creando tra vino (liquido), consumatore e professionista del settore, intendendo con quest’ultimo chi opera in uno spazio lavorativo a diretto contatto con la parte finale della filiera enologica, ossia chi lo beve.

Il tassello conclusivo di questa scacchiera è il sommelier, che al ristorante si confronta con il commensale per suggerire i vini da destinare al menù, mentre in enoteca guida la scelta per abbinare alcune pietanze. Il classico: “Sono a cena da amici, faranno del pesce arrosto, che cosa mi consiglia?”.

La rete è pesantemente intervenuta in questo rapporto, perché la possibilità di costruire informazioni, elaborarle e accedervi in modo indistinto, e liberatorio, fa parte della quotidianità di tutti, basta possedere uno smartphone, un iPhone, un tablet e il vino può inondare le curiosità del mondo. Si parla di App.

“Vivino” e i suoi 21 milioni di utenti, con i commenti e con l’indicazione dei prezzi, è una fucina di verdetti, fruibili con facilità attraverso l’opzione scanner. Il loro impiego spiazza gli operatori del settore, perché non sempre le risposte adatte a quei commenti di celluloide creerebbero empatia con il cliente. Soprattutto quando i pareri pubblicati sul vino sono del tutto diversi dai propri, c’è il rischio di creare un’atmosfera di risatine poco consone al buono svolgimento del lavoro.

Adesso ne è arrivata un’altra, si chiama Plonk (è inglese), incoraggia tutti a dire qualcosa sul vino ed è anche un aiuto per abbinarlo al cibo. The Independent ha prodotto interessanti spunti su questo aspetto.

Come si insegna nelle scuole di giornalismo, la fonte della notizia va verificata e deve essere fidata, veritiera, quindi conosciuta, ma ciò non avviene in queste app. Sappiamo bene quanto fuorviante sia un giudizio gratuito negativo, e talvolta interessato: si pensi a certe feroci recensioni dei ristoranti pubblicate in rete. Per questo motivo il sommelier che conosce la sua carta dei vini, che continua il proprio aggiornamento culturale per risolvere i dubbi, avrà solo da guadagnare da questa situazione. Cosa diversa sarà per quanti si reputano sommelier “perché ho bevuto un sacco di vini”, “perché nel mio ristorante si stappa”, “perché ho una cantina con 3.000 etichette”, o peggio ancora “perché bevevo vino quando tu non eri ancora nato”. Questi avrebbero ragione di preoccuparsi di Vivino e simili, perché costretti a subire le notizie, non potendo far parte dell’alternativa e del dibattito. Chi ha superato un Corso AIS può vivere nell’eno-serenità.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)