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mercoledì 28 febbraio 2018 09:00:00

Gioco di parole a parte, si tratta di quel vitigno che Pierre Galet cita come “Velteliner Vert”, opposto ampelografico del Velteliner Rouge  e del Velteliner Precoce, entrambi a bacca scura. Il Grüner-Veltliner è stato quasi un perfetto sconosciuto fino a metà degli anni Ottanta; poi, improvvisamente, e con sorpresa, l’ascesa attrattiva s’è via via affermata nella filosofia gustativa dei degustatori più raffinati.

Adesso è la bandiera viticola dell’Austria: quasi 36% di estensione nei vigneti, assente solo nell’area di Steiermark (la Stiria). Negli anni sono riuscite ad affermarsi tre regioni: Kremstal, Kamptal e Wachau. Il Grüner-Veltliner ha maturazione tardiva e una certa naturalità a produrre un vino con colore paglierino, con corredo odoroso piuttosto fruttato (mela e susina), floreale (fiori primaverili) e tono erbaceo che sfiora il ricordo della rucola.

Nell’areale di Kamptal il Grüner-Veltliner ha raggiunto l’estensione di 4000 ettari e beneficia della DAC. Il vino che abbiamo degustato proviene dalla zona di Langenlois, da un singolo vigneto, il Käferberg. L’azienda in questione è la titolata Bründlmayer. Il vino, frutto della vendemmia 2013, ha gradazione alcolica di 13,5% vol, ed è un Kamptal DAC Réserve.

Si offre con una tinta paglierina in versione un po’ pallida, però ha naso interessante, se non altro per la distanza che marca da certi toni erbacei e “verdeggianti” che taluni Grüner-Veltliner associano a note di fiori amaricanti, come l’erica. Questo Kamptal DAC Réserve, Grüner-Veltliner di Bründlmayer, ha nell’olfatto del fruttato a pasta gialla (ananas e pesca matura), l’equilibrato ondeggiar del buon olezzo che si fonde nel tono della macchia d’erbe aromatiche secche e in dolci florealità che mimano spunti di zagara e di ginestra. L’impatto gustativo rende morbido lo spazio tattile del palato, creando un bilanciato equilibrismo sapido/alcolico che scivola in un finale di bocca, come  a ricordare la polvere della farina di castagne e chiude con una salinità che sembra “nera” come quella hawaiana. Siamo nel nord ampelografico, nell’isotermia di un critico freddo, eppure il vino ha la personalità di una mediterraneità canicolare. Proprio una straordinaria sorpresa.

AIS Staff Writer 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)