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lunedì 24 settembre 2012 14:45:00

di Roberto Bellini 

Gabriel García Márquez in Cent’anni di solitudine insegue la storia di una famiglia per sei generazioni; Rupert Millar ha invece indietreggiato per cento anni nelle vendemmie del Porto per stilarne una classifica, che non desidera farla apparire come un assioma.
La definizione di un’eccellenza qualitativa di un vino non può essere supportata da dati scientifici, e siccome noi non siamo per la scientificità organolettica, la classifica stilata da Millar ci piace, anche quando la convinzione per la scelta di qualche annata non è così convinta.
Va da se che nel Porto, però, rispetto a tutti quei vini che per dichiarare la vendemmia in etichetta devono attendere il meglio, esempio lo Champagne, la frequenza con cui si può dichiarare il meglio per la vendemmia (Vintage) è molto, ma molto, meno frequente: si ricorda che LBV è diverso da Vintage.
La bevibilità del Porto Vintage può risultare particolarmente lunga, a patto che sia mantenuto in condizioni più che perfette. Questo sta proiettando il Porto in una dimensione nuova, oggi la ricerca del Porto affinato in vetro manifesta un interesse e una curiosità superiore che per quelli di 24 mesi. C’è anche da osservare che un Porto Vintage degli anni 30 del secolo scorso, può essere acquistato intorno a 1.000 euro, praticamente 1/10 di un premier cru di Bordeaux, che per giunta potrebbe anche deludere.
Comunque quella di Rupert Millar non è da considerare una vera classifica, cioè le dieci annate scelte non sono da vagliare a livello gerarchico, non si possono mettere in competizione.

Vintage 2007. Sebbene a maggio e giugno la pioggia si sia manifestata sotto la media, soprattutto nell’Alto Douro, le temperature tra maggio e inizio agosto non furono eccessivamente calde, anzi un po’ sotto la media. Poi ad agosto e a settembre il clima fu caldo e secco, così l’uva ebbe modo di bilanciarsi. La scelta di citare l’annata scaturisce dal fatto che si tratta di un Porto con una straordinaria purezza di gusto, con tannini perfettamente levigati e ricchissimo di concentrazione fruttata. Ciò crea una lunghezza di gusto eccezionale, una prospettiva di equilibrio impeccabile, una complessità completa. In  competizione con il 2007 si candidano il 2000 e il 2003. 

Vintage 1994.  L’inverno fu molto piovoso, la primavera calda, la fioritura precoce. L’estate fu buona, non eccessivamente calda, l’andamento climatico non tese trappole e la vendemmia si svolse in condizioni eccellenti. Già in cantina, quando il mosto fermentava, si sprigionava un bouquet floreale sorprendente; questo, abbinato a un colore porpora scuro, creò molte aspettative che non restarono vane. Il Porto del 1994 ha tutto quello che deve avere nel suo corredo fruttato: dalla ciliegia a un potente mirtillo, dal cassis alle spezie, dal fico scuro alla liquirizia, ha tannini armoniosi che edificano un corpo potente e ricco e un finale di gusto lungo e sontuoso. Il 1994 la spunta, come citazione, su tre vendemmie contrastate per l’ottima qualità: 1997, 1992, 1991. 

Vintage 1985. Gli anni ottanta non furono buona cosa per il Porto. Spicca solo il 1985, nonostante un andamento climatico capriccioso, con la primavera molto fredda e da giugno in avanti un caldo terribile, assurdo. Il gran calore sembrava avesse creato qualche problemino per mantenere le temperature di fermentazione, oltre che quelle della pigiatura, sotto controllo, ma il risultato fu strabiliante per potenza e per concentrazione. Le componenti organolettiche dell’annata hanno trattenuto le loro qualità potenziali fin quasi al 2010: tanto erano serrati i tannini e l’alcool non riusciva a fondervisi. Qui i due Porto vestiti da paggetti sembrano un gradino al di sotto: 1983 e 1980. 

Vintage 1970. Quindici anni sono lunghi da passare, ma quest’annata è filata via così liscia che non ci sono voluti sforzi per costruire questa eccellenza. La primavera fu molto secca, giugno regalò la pioggia e poi nient’altro fino a ottobre: condizioni di vendemmia ideali, cosa che accade ogni 50 anni. Il colore fu così concentrato e scuro che ci vollero anni per identificarne la tonalità; la combinazione tra tannino e fruttato sfruttò un reciproco self-made quality, tanto che la potenza dei suoi sapori ancora puntella con facilità tutta la struttura. A competere con quest’annata ci furono il 1977 e  il 1975.

Vintage 1963.  Vendemmia monumentale, un’apoteosi, leggendaria: queste le parole usate per descriverla.  Vendemmia perfetta in tutto, senza alcuna sbavatura la fase enologica, tanto che alla potenza del corpo si accompagnò un’eleganza borgognona: subito si notò il tono cioccolatoso del profumo e del gusto, il fruttato riusciva a fondersi nel profumo del legno della scatola di sigaro e di un leggerissimo e finissimo medicinale, tipo tintura di iodio. Il prezzo di questa vendemmia è ancora umano, il Noval Nacional è stato venduto a 650 €, due anni fa quotava 350. Le due vendemmie che più si avvicinano al 1963 sono il 1960 e il 1966.

Vintage 1948. L’anno fu molto caldo, niente faceva presagire che una così grande annata fosse destinata a problemi di vendita.  James Suckling ha descritto il porto del 1948 come un vino magico: magico dalla A alla Z. Ne produssero circa 30.000 pipe, però solo la metà fu comprata dai commercianti; così la vendemmia è caduta nel dimenticatoio e quei pochi che hanno avuto la fortuna di degustarlo in questi ultimi cinque anni, hanno detto solo una cosa: è al suo apice in tutto. Come noterete manca il ’50. I produttori del Douro stanno ancora  chiedendosi perché il 1955 sia stato malvagiamente e stranamente sottovalutato e il 1950 poco citato.

Vintage 1945.  Un anno grande in tutto, sia per le nazioni europee sia per i vini, e il Porto non fece eccezione nonostante una pericolosa siccità. La vendemmia iniziò il 6 settembre e fu accompagnata da una stagione calda; solo per due giorni ci furono problemi di eccessivo calore nei lagares, ma alla fine i mosti non presentarono alcun principio di ossidazione, la produzione fu però limitata. L’annata mantenne il suo esuberante carattere di fresco fruttato per lungo tempo, il colore conservò la sua integrità in modo sorprendente, tanto che ai primi del 2012, quando una bottiglia di Dows del 1945 è stata servita in onore del “Decanter man of the year”, il vino era ancora in forma perfetta. Meritano una citazione anche il 1942 e il 1947

Vintage 1931. L’anno fu particolarmente segnato da buoni auspici, primo fra tutto la fine della grande depressione, che colpì il Porto in modo quasi mortale, soprattutto nella grande vendemmia del 1927. Comunque nel 1931 Quinta do Noval produsse un Porto dal suo famoso “Nacional”, 2,5 ha di vigneto molto vicino all’azienda.  Nacional è un vigneto controcorrente, fa sempre un vino diverso da tutti gli altri Noval, sia nel bene che nel male. Nel 1999 Wine Spectator lo riportò come uno dei 12 migliori vini del mondo del ventesimo secolo. Comunque la leadership dell’annata è un po’ discussa, il 1935 non è inferiore e il 1934 se la batte.

Vintage 1927. Per IVDO, Istituto dos Vinhos do Douro e Porto, è una delle migliori del secolo. La vendemmia fu produttiva e tardiva, e questo è un bene perché i tannini maturano per ultimi. All’uscita presentava profumi di frutta secca, uva sultanina, fiori secchi. Al gusto era pieno, riccamente saporito, con gusto di dolcissimo chicco d’uva, cioccolata fondente e di caramella al latte mou (toffee). Purtroppo l’uscita dell’annata coincise con l’inizio della grande depressione, la crisi obbligò i produttori a miscelarlo nei Porto standard  per evitare un sicuro invenduto. La distanza con i competitor 1924 e 1920 resta ampia.

Vintage 1912. Cent’anni di Porto. Quasi tutti i produttori concordano sull’eccellenza di questa raccolta: generosa in quantità e qualità. Un’annata Belle Époque. La prima ciocca di uva fu raccolta il 23 settembre, e l’umidità d’inizio mese, accompagnata dal caldo, aiutò al meglio la maturazione del frutto. I suoi profumi furono segnati da un profilo aromatico resinoso, di crème brulée, spezie, ciliegia a polpa scura, mirtillo e cassis; l’effetto morbido al palato era suadente e lasciava che il lungo finale di bocca esprimesse dolci note speziate.

La fortuna aiuta gli audaci, in questo caso, per degustare le annate non serve l’audacia, solo tanta fortuna. Auguri!

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)