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giovedì 27 aprile 2017 09:30:00

L’incontro è nato così... per caso. Inaspettato. Certo, ero sicuro di passare una bella serata. Come potrebbe essere altrimenti? Parigi... assieme a mia moglie, “Le Petit Sud-Ouest”, ristorante che conosciamo bene, il foie gras, il Magret de Canard, le truffle e poi Christian e Chantal maestri nel ricevere e ospitare i loro clienti. “Sarà una serata divertente anche per te, Stefano” mi disse Chantal. “Je suis sûre!”, risposi, “Comme d’habitude!”

Champagne pour apéro e poi un Saint-Émilion Château Villhardy  Grand Cru 2009: ah, la belle vie! Il ristorante prende vita, si anima di parigini e turisti, sembra di leggere nei loro occhi  il loro agio, il sentirsi a casa. Che bravi Chantal e Christian, chapeau!

Al tavolo di fianco al nostro si accomoda un distinto signore francese di mezza età; “C’est un commerçant de grands vins de France” mi sussurra all’orecchio Chantal, “è il solo cliente a cui permetto di portare del vino nel mio ristorante”. “Il a toujours de belles surprises”. Gli occhi di Chantal hanno una luce strana: scintillano.

Arriva un’altra coppia, si accomoda con il commerciante di vino. Escono i vini dalla borsa. Sbircio al tavolo con nonchalance: Les Forts de Latour 1990 AOC Pauillac, Château Baron de Pichon de Longueville 1991, ancora un Pauillac; “Pas mal” penso: che bello! Piccole grandi gioie della vita.

Dalla borsa sbuca il collo di una terza bottiglia, una magnum, è un bianco… Che colore! Non riesco a capire, resto vigile. “Et voilà... trilogie de foie gras!” Chantal ci presenta questa delizia: demie cuit avec sel de Maldon, en terrine et escalope de fois sur toast e compote de pommes. Le mie papille pregustano già questa delizia.  Cominciamo il pasto e Chantal resta con noi, parliamo di vino, una passione che condividiamo. Scatta la “trappola” al commerciante! “Ah monsieur! Mais vous êtes d’Italie?” chiede lui. “Amarone. Prosecco. Barolo”. “Si!”, rispondo. Parliamo di vini, Bordeaux, Franciacorta, Alsace, di vecchi e rari vitigni, mentre continuo a mangiare, poi improvvisamente: “Monsieur! Prenez, sur votre foie gras”.

Prendo il bicchiere offertomi. Accenno a un “Merci Monsieur!”, ma credo di non aver finito la frase. Guardo il colore del nettare dentro al bicchiere. Spero, ci penso, i miei sensi entrano in fibrillazione, quel color rame antico , intenso e compatto, senza cedimenti, caldo nella tonalità e ancora luminoso. Il commerciante, Chantal, i clienti, il tutto intorno sfumano dalla mia mente, rimango isolato con il nettare nel bicchiere che si muove lento e sinuoso, gli archetti  disegnano un ampiezza ridotta e le lacrime scivolano con passo lento e maestoso. La mia mente viaggia. Ha prospetto avvolgente, agrumato nelle freschezze con scie sapide. Trepidante e voglioso di carpire di più lo avvicino al naso. Si presenta con la personalità di chi la sa lunga, con classe aristocratica, ampio senza mostrar muscoli, ma sicuro di chi ha storia ed esperienza da raccontare. Classe, finezza, personalità, dolce e sapido (quasi salino). Frutta candita, albicocca e scorza d’arancio. Appare l’etereo, la salamoia di olive verdi, l’orzo, lo zafferano e poi ancora il miele ai fiori d’arancio, le erbe aromatiche, come menta e salvia, poi i fiori gialli secchi, il tutto accompagnato da scie minerale: salivante, caleidoscopico, stratificato.

Resto scioccato al cospetto di tanta classe e alla capacità di farsi capire in mezzo alla folla senza alzare la voce. Voglio assaggiarlo. Non resisto più. In bocca è perfetto nell’equilibrio, nell’armonia. La dolce morbidezza della maturità, la fresca verve di chi sa di essere unico e di sapere più di noi: orzo, agrumi e l’infinita persistenza a ricordare il marron glacé, è pura poesia. “Monsieur, monsieur! Est-que ça vous plaît le vin?” Da lontano la voce del commerçant mi riporta alla realtà. Apro gli occhi, il ristorante è come d’incanto pieno, Laura, mia moglie, mi guarda e mi sussurra: bentornato! Posso vedere l’etichetta s’il vous plaît? Mi siedo, penso agli amici, ai colleghi sommelier, penso a quel treno che passa una volta sola nella vita, e io in carrozza, seduto, con in mano un calice di Château d’Yquem 1947: io c’ero!

Stefano Cipolato

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)