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mercoledì 13 dicembre 2017 15:00:00

Purgatorio, canto XXV.

E perché meno ammiri la parola, /guarda il calor del sole che si fa vino,/giunto a l’omor che de la vite cola.

Quando Dante Alighieri scrisse, in terzine di endecasillabi a rime incatenate, l’epico poema La Divina Commedia, certo non pensava a quel calore del sole che maturava le uve nel Nord Europa, per esempio in Germania, semmai il suo pensiero di fuggiasco era volto alla virtute vignaiola dell’amata terra ghibellina.

Oggi questo verso poetico sta iniziando ad adeguarsi meglio al freddo Nord, dove il caldo fa maturare, anziché al caldo Sud dove fa seccare.

All’epoca forse si sarebbe dovuto scrivere, “guarda il gelo dell’inverno che si va fino, giunto al congelamento che de la vite solidifica”, e da lì all’Eiswein il passo sarebbe stato brevissimo.

Però, a parte le battute, adesso c’è davvero del calore nelle vigne della Germania e quest’anno il riesling in Mosella, nei primi giorni di settembre, presentava il colore della buccia e la dolcezza nella polpa un mese prima del solito. Questo ha consentito di elaborare dei riesling senza il bisogno di pensare ad aggiunte di zucchero o tenerne anche un po’ per bilanciare al meglio il vino.

I viticoltori cominciano a fare i loro calcoli e analizzano i dati statistici, il confronto è molto positivo, perché appena una ventina di anni or sono si contavano tre buone vendemmie in un decennio e quelle sette, chiamiamole sfortunate, producevano un vino tra un tragico mediocre e una pericolosa imbevibilità; e quando un’affermazione del genere è fatta da Ernst Loosen si può mettere la mano sul fuoco come Muzio Scevola.

La realtà vitivinicola tedesca vede però aprirsi scenari molto rosei, e finalmente il Riesling recupererà completamente la sua personalità fresca e minerale, evitando di essere standardizzato verso il mediocre con quel gusto dolce che tra l’altro non fa uscire il terroir.

Se da una parte c’è già il pessimista criticone di turno che teme un “ingrassamento” del vino bianco, dall’altra i cultori del Pinot nero stanno saltando di gioia viste le eccezionali prospettive di farlo ingrassare e offrire una maturità fruttata e fenolica da poter resistere alla barrique, ed esempi significativi ce ne sono già.

Parlando di uva riesling, che è un po’ il cardine della vigna di Mosella, già pensano di muovere le vigne più in alto, di aggiornare la densità per ettaro in modo da abbassare la facilità di maturazione dell’uva, inoltre si può anche ombreggiare in modo naturale. L’altra cosa certa è che l’aumento della temperatura sta spingendo la coltivazione delle uve a bacca scura, tanto che stanno già fantasticando che tra un decennio si potrà pensare a dei cabernet-merlot in versione Bordeaux style. Per ora è una fantasticheria, però dieci anni sono corti e quella fantasticheria potrebbe davvero trasformarsi in fantastico. Vedremo.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)