Associazione Italiana Sommelier

 

Cile e Cabernet Franc, un matrimonio che s’ha da fare!

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mercoledì 7 novembre 2012 10:15:00

Che il Cile sia in perenne movimento in fatto di applicazioni enologiche e ampelografiche è ormai una costante, e seguire la sua evoluzione è diventato molto interessante.
Il Cile ospitava già il Cabernet, ma era il Sauvignon, e l’espressione enologica di questo vitigno si è ormai consolidata a tal punto che qualcosa di nuovo e di diverso qualcuno, da qualche parte del Cile, doveva inventarsi.
L’occasione è comparsa con l’istituzione della nuova DO Pumanque (settembre 2012). La zona in realtà era da tempo coltivata a vigna per via della vicinanza alla costa e per un clima più dolce, nel senso di  minor caldo e più rinfrescato.
L’Azienda Santa Rita credette immediatamente nel potenziale del territorio e dopo aver acquistato della terra affidò all’Aussie Brian Croser lo studio di quali vitigni piantarvi. La decisione all’epoca un po’ pericolosa di scegliere il vitigno Cabernet Franc per interpretare questo territorio si è ora trasformata in una entusiasmante occasione di diversificazione. Il Cabernet Franc ha bisogno di condizioni climatiche “dolci” e di terreni non fertili e in Cile queste situazioni si possono incontrare in varie zone; però qui a Pumanque i requisiti mixano terreno e clima e sembrano più esclusivi, quindi il “Franc” si concentra in una espressione aromatica di alto profilo.
Poiché in Cile non c’è mai stata la fillossera hanno anche deciso di usare un porta innesto prodotto nella loro nursery in modo da non interrompere il filo della loro tradizionale naturalità. La cosa si è resa indispensabile perché la nuova DO Pumanque si caratterizza per prolungati periodi di siccità, per cui la scelta del porta innesto ha dovuto tener conto di questa scarsità di acqua e della salinità del luogo.
La vendemmia 2011, la prima per il Pumanque Cabernet Franc, è stata anticipata per evitare un accumulo pericoloso di zucchero e quindi di alcool nel vino; altro accorgimento è stato quello di adattare la potatura a queste condizioni di quasi siccità, per cui c’è molta apertura tra i tralci in modo da poter riuscire a vendemmiare una diecina di giorni in anticipo.
Il vino si chiama 120, e vuole ricordare i 120 soldati che si rifugiarono nelle cantine di Santa Rita durante la guerra indipendenza.
Pumanque 120 Cabernet Franc - 2011 non vuole essere un vino da concorso enologico, bensì un vino da bersi all day long, con un equilibrato connubio tra fruttato (bacca scura) e vegetale (erba appena tagliata), con un gusto non espresso nel tannino, ma nella sapida succosità della mora di gelso, con un effetto tattile di morbidezza che si fonde nella freschezza un po’ in sottordine, mentre un ordinato spunto di alcool  lo certifica come un prodotto del nuovo mondo enologico. Oltre a essere piacevole al gusto ha anche un prezzo nello scaffale molto accattivante: 7 euro.

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)

https://www.aisitalia.it/cile-e-cabernet-franc-un-matrimonio-che-s-ha-da-fare.aspx