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venerdì 31 agosto 2018 11:30:00

“Le denominazioni di origine del Cile sono troppo grandi, non è possibile dare un’identità territoriale al vino, non c’è restato che scegliere di dare valore al varietal, perché non è possibile far uscire, anzi isolare, il loro reale potenziale”. Questa è un po’ la posizione di quei produttori cileni (e non sono pochi) che hanno annusato i venti del cambiamento e intravedono lo spiraglio di una nuova ricollocazione nel mercato internazionale. È per questo motivo che è stata salutata con entusiasmo la creazione di quattro nuove denominazioni, il cui annuncio è avvenuto a maggio. Ecco le denominazioni (DOs): Apalta, Lo Abarca, Licantén e Los Lingues.

Apalta è la zona più ampia, ed è il territorio dove già si producono tra i vini più costosi. Adesso nei 1007 ettari i vitigni chiave diventano cabernet sauvignon, carménère, syrah, malbec, merlot, mourvèdre, grenache e petit verdot. Apalta è all’interno di Colchagua, che a sua volta fa parte della regione di Rapel in Central Valley, tecnicamente è catalogata come zona climatica “Entre-Cordillera”, cioè lontano dalla costa e non prossima alle Ande. Aver isolato viticolturamente la zona, riconoscendogli la DO è quasi una svolta, perché si riconosce a questo terroir un valore di distinzione rispetto all’area circostante: e hanno ragione. Infatti, la parte che scende a valle, con suolo molto argilloso, diventa un toccasana per il carménère e il cabernet sauvignon, mentre la parte più alta, con granito, è ideale per grenache, mourvèdre e syrah; l’indicazione del vitigno in etichetta comporta una presenza minima dell’85%.

Lo Abarca ha un’estensione di 45 ettari, qui i vitigni cambiano e troviamo il sauvignon gris, il sauvignon blanc, il riesling, il gewürztraminer, mentre nel rosso ci sono il syrah, il pinot noir e il grenache. Lo Abarca è nella San Antonio Valley, regione di Aconcagua, e la sua designazione climatica è “Costa”. Siamo in una delle zone più fredde del Cile, con suolo composto di calcare e granito, quindi si combina una concentrazione di rinfrescanti gusti e profumi, le rese sono basse e in vino acquista della sostanza.

Licantén si trova nella Teno Valley, a Curico in Central Valley, la zona è catalogata climaticamente come Costa. Gli ettari vitati sono 124 con vitigni come malbec, syrah merlot, cabernet sauvignon e franc, petit verdot, carignan e carménère. Nonostante sia designata come Costa, il clima qui è meno freddo perché siamo già a 24 km dal mare, per cui sono state preferite le uve a bacca scura. Il suolo è davvero straordinario, forse unico in Cile, miscela argilla dura e argilla soffice, ardesia e quarzo e grave, il che dovrebbe garantire una certa sapidità.

Los Lingues si estende su 492 ettari. I vitigni a bacca scura di riferimento sono tutti quelli bordolesi, incluso carménère, seguono i rodaniani syrah, grenache e mourvèdre e chiudono con il riojano tempranillo. L’areale si trova a Colchagua, nella regione di Rapel, con condizione climatica classificata Andes. Generalmente il suolo è d’origine vulcanica, con argilla, basalto e rocce colluviali; il clima è mediterraneo, estate calda e brezze andine a rinfrescare la notte, tutte condizioni ideali per coltivare vitigni a bacca scura, specialmente quelli bordolesi.

Molto interessante sta diventando anche la combinazione di varie informazioni in etichetta, in specie le catalogazioni climatiche avvenute nel 2012, cioè Andes, Entre Cordilleras, e Costa, torneranno molto utili se e quando abbinate con le DO, soprattutto se scandite davvero (e c’è l’intenzione) da un sistema centrato su aspetti geografici, geologici e climatica, perché questo è il Cile. La catalogazione climatica aiuterà moltissimo il consumatore, e quelli più educati ed esperti, come il sommelier, sapranno anche penetrare nei meandri di una divisione longitudinale degli areali, per raccontarne finalmente le differenti identità e iniziare a distanziare il Cile dall’enologia totalmente new world.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)