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mercoledì 12 giugno 2013 10:15:00

Il Cile ha un’ottime tradizione enologica nella produzione di vino rosso. Certi Cabernet Sauvignon riescono a maturare così bene nell’equilibrata aridità di questa nazione che talvolta perdono il loro carattere bordolese: il cassis peperonato.

Anche il Carmenère, ormai transfugo da qualche decennio dalla Gironda, ha trovato un habitat eccellente in Cile e diversi promettenti vini si sono ben posizionati sul mercato statunitense.

Quest’anno queste due uve hanno fatto fuoco e fiamme in maturazione, perché a detta dei winemaker cileni la stagione li ha favoriti. La vendemmia si è conclusa a metà maggio, tre settimane oltre la norma.

La maturazione è stata lentissima, addirittura fredda (non fresca) per cui le uve hanno trattenuto tutte quelle componenti aromatiche che li renderanno molto eleganti. La stessa eleganza sarà ripetuta nella struttura, quindi spazio a un corpo non muscolare, non scolpito nei tannini rugosi che avevano bisogno di alcool per non creare una tessitura gustativa stridente, ma avranno un’astringenza levigata, auto smussata e che produrrà un’acidità ben rinfrescante; tutte le durezze si fonderanno disinvoltamente nella parte alcolica che non sarà, a differenza delle vendemmie passate, calorosamente esuberante.

La novità della vendemmia 2013 non sembra però essere rappresentata dal Cabernet Sauvignon e dal Carmenère, ma dal Pinot Nero.

Questa tardiva maturazione ha giovato al Pinot Nero, così come ha beneficiato della lunghissima stagione vegetativa. I suoi profumi non si sono “bruciati” al sole dell’aridità cilena, per cui lo attendono con un gran corredo olfattivo: fruttato (ribes rosso, ciliegia, uva spina) e floreale (glicine, rosa rossa e viola mammola). Il colore brillerà di intenso rosso rubino e l’acidità sarà saporita, tutta intrisa di spremuta di frutti rossi, con un tannino gradevolmente e preziosamente inutile a se stesso, ma utile all’equilibrio gustativo del vino.

C’è anche il rovescio della medaglia, non riguarda il vino rosso ma il bianco, soprattutto il Sauvigon Blanc. Il vino entrerà in sofferenza presto, la sua personalità vegetale ed erbacea mostra segni di insofferente potenza, ciò potrebbe produrre uno squilibrante spunto amaricante e un finale al retro aroma di foglie verde.

Che dire, ci consoleremo con i “rossi”.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)