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mercoledì 21 ottobre 2015 15:30:00

L’occasione è stata un convegno e un “walkaround tasting” progettato dalla Delegazione AIS Viterbo-Etruria. Il tema forte della giornata (24 settembre) è stato una degustazione di Metodo Classico Italiano con vendemmia antecedete il 2004.

C’erano “classici” del Nord, come Trento Perlé 2004 di Ferrari, Letrari 976 del 2003, La Scolca d’Antan, abbinati a una presenza dell’Italia centrale, da Decugnano dei Barbi 2002, al Riesling La Palazzola 1999, Sergio Mottura 1996, e una Passerina Faraone.

Dicevamo tutti sparkling in versione classico, tutti capaci di creare entusiasmo nella platea di attenti e curiosi degustatori, e soprattutto vini portatori di una personalità organolettica sfaccettata e qualitativamente eccellente.

A margine della giornata ci siamo imbattuti in uno spumante “Metodo Ancestrale” della Palazzola di Stefano Grilli. Ancestrale è il sistema atavico di fare diossido di carbonio, che per la versione “Demi-Sec” riferita a un’uva aromatica come il moscato è un vero e proprio toccasana. La Palazzola fa un Moscato in versione strana (attenzione strano non significa negativo), che obbliga i suoi terpeni a fondersi con i sui lieviti per tre anni. L’oggetto del desio fu il Moscato Demi Sec, Vendemmia 2004, Sboccatura 2007 (degustato il 24 settembre 2015, ore 17:30)

Straordinaria la tinta cromatica ancora prodigiosamente giallo paglierino con tocco in fusione verdolina, perlage invisibile, non per assenza ma per micro dimensione. Olfatto delicatamente ma ampiamente aromatico, dolce cedro, zagara, fiori di gelsomino, erbette aromatiche mediterranee e un’idea di torta Camilla.

Davvero ben equilibrata l’offerta olfattiva, perché troppe volte il Moscato schiaccia molti leggerissimi aromi di fermentazione e in questo caso l’apporto dell’autolisi riesce a definirsi e definire una complessità superba. Al gusto c’è l’interrogativo pop: “Sono dolce o no, sono dolce o no… chissà chi vincerà”. A vincere è il bilanciamento dolce/fresco, che dimensiona un sapore doux (35 grammi), che passa all’amabile e sveglia un effetto d’agrume dolce; ne nasce un gusto strategicamente morbido, per coesa fusione di dolce per fresco, per sapido. Sottilissimo è il pizzicore carbonico, lungo il finale moscateggiante. Moscato da aperitivo, e perché no, con qualche sfizioso antipasto della cucina fusion che strizza l’occhio all’oriente speziato.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)