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mercoledì 3 ottobre 2018 10:00:00

Il 7 novembre 1756, alla Locanda del Cervo di Bolzano, si presentano due uomini laceri e scompigliati. Uno dei due giustifica il suo pessimo aspetto, gli abiti sozzi di sangue e i capelli arruffati, con un furto subito poco prima da certi banditi incontrati lungo il cammino. La vittima del furto è, in realtà, Giacomo Casanova, evaso la notte del 31 ottobre dai Piombi di Venezia assieme a un certo frate camaldolese, Marino Balbi. Ce lo figuriamo, seduto su una panca della locanda, mezzo stropicciato e mezzo ammaccato, a ristorarsi da una settimana di fughe con una zuppa calda e un calice di vino, Potzner o Traminer, come si denominavano allora i vini locali, i cui nomi erano ispirati alla rispettiva provenienza geografica.

Giacomo non fu il solo a trovare pace in quelle terre assolate del meridione asburgico. Trent'anni dopo, fu Goethe a bearsi del suo "bel sole allegro”, rasserenato, lungo il suo viaggio in Italia, dai volti dei mercanti e dal confortante ordine delle loro bancarelle, dove "le pesche erano ben allineate, in modo da non schiacciarsi”, le viti fiorivano adagiate alle spalliere e le sere erano miti quanto il giorno.

Fu quel clima temperato, clemente al limite dell'indifferenza, che spinse uno sconosciuto ragazzino, Alberto Pincherle, a cercare riparo per la propria invalidante tubercolosi. Lì, nel 1924, in una camera da letto della casa di cura Von Guggenberg, Alberto iniziò a scrivere Gli Indifferenti, e divenne per tutti Alberto Moravia. Dopo avere consumato la propria verginità, armato di stampelle e busto, in una casa di tolleranza di Bolzano, bruciò d'amore per le vie di Merano, folle per una donna col doppio dei suoi anni, Franziska, e rischiò di rimanere per sempre un Pincherle qualsiasi, dopo avere quasi perso sul treno, diretto a trovare l'amata donna, il manoscritto col suo romanzo. 

Solo un uomo vorrebbe fuggire a questo idilliaco panorama, Pier Paolo Pasolini, costretto a recarsi in Alto Adige nell'estate del 1955, in compagnia di Giorgio Bassani, per scrivere la sceneggiatura di un film di Luis TrenkerIl prigioniero della montagna, il cui titolo originale, Flucht in die Dolomiten, tradiva ampiamente le origini del regista. Lo definisce "maledetto Nord", in una lettera al suo traduttore americano, William Weaver, ma basta poco anche a lui per innamorarsi di quelle valli e di quelle montagne, così simili - dice in una lettera all'amico Bill Viola di New York -  ai panorami dei grandi film western americani.

Così lontani, così diversi; tutti conquistati dalla bellezza silente, dall'inquieto, solenne fascino della verde regione del Mitteltirol. A tutti i viaggiatori diretti al 52° Congresso AIS, in programma a Merano da giovedì 1 a domenica 4 novembre, questo regno di montagne, vigne e castelli regalerà nuove, preziose suggestioni, per arricchire il proprio immaginario. Fosse un sorso di vino dopo una fuga, o l'idea per un romanzo di là da venire, nessuno sfuggirà alla semplice consapevolezza della lacerante bellezza dello spettacolo. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)