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lunedì 12 marzo 2018 15:00:00

"Te la magneresti una pizza?" dice il padre Antonio. "Solo se non andiamo da Cracco!", risponde il figlio Bruno. Se Ladri di Biciclette lo avessero girato a Milano oggi, anziché a Roma settant'anni fa, probabilmente sarebbe andata così. Mezza Italia addosso alla margherita di Carlo Cracco: troppo cara, troppo scura, origano fuori luogo, e la bufala? Che c'entra la bufala? Dalla Pizza Connection alla Pizza Correction; dal Federal Bureau of Investigation al Federal Bureau of Intimidation. Basta fare un giro sui social per raccogliere ricche messi: non di grano, soprattutto se tenero, ma di insulti.

Tutti forti di lauree in scienze dell'alimentazione, tutti con le spalle coperte da vent'anni di levatacce e mani in pasta, il popolo di internet ha sentenziato secondo i dogmi dell'arianesimo panificatorio: la margherita di Cracco non è della stessa sostanza di quella napoletana, ma inferiore. Mozzarella di bufala, origano, cereali... altro che in forno: alle fiamme! Magari quelle del forno da pasticceria dal quale il dottor Cracchenstein osa sformare, pardon sfornare, i propri obbrobri discoidali.

Secondo il Concilio di Napoli, presieduto da papa Gino Sorbillo, l'ecumenico Cracco non ha però colpa: la sua non è pizza napoletana, e non è certo indicata come tale nel menu. Saranno poi così ingiustificati 16 euro per un impasto, il Petra 9, da abbandonare per almeno 48 ore in frigo a 4°? Le immobilizzazioni costano, o no? E la salsa densa di ottimo pomodoro San Marzano? I pomodorini confit? I cereali? L'olio di Pasquale Bonsignore? La bufala - la bufala?! - di primissima qualità? Non è sufficiente questo a raffreddare gli animi dei protestanti? No! Si cambi il nome, urlano i filologi del web. Solo allora avremo soddisfazione. Come dire: chiamami Cracco, sarò la tua margherita. Ma Cracco non ci sta, e se la ride. Il problema è lui, non la pizza. Lo sa. E lo sa anche Sorbillo: "noi partenopei dovremmo scandalizzarci di più quando troviamo in giro pizze che fraudolentemente vengono vendute e pubblicizzate come pizze della nostra tradizione addirittura con l’aggiunta di riconoscimenti Stg, Dop, Doc. e roba del genere. Benvenuta Pizza Italiana di Carlo" Libertà di pizza dunque? Per ora, tra meme idioti e foto esasperate, le uniche libere di circolare in rete sembrano essere quelle in faccia. Quelle del banco surgelati del supermercato, invece, stanno ben riposte nei frigoriferi dei presunti critici. La polemica, intanto, pare sia già arrivata fino alla Russia, dove è in corso di stampa un romanzo di un lontano parente di Bulgakov: Il maestro e la margherita. Chi fa il diavolo? Sorbillo, of course. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)