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mercoledì 26 marzo 2014 14:45:00

Campi Flegrei? Se fossero in Napa Valley sarebbero la zona viticola più visitata al mondo! Detto così sembra uno scherzo, ma in un angolo di qualche intelligente composto di materia grigia non sarebbe un’ipotesi da scartare.

Campi Flegrei! Anche il nome è stupendo, figuriamoci il territorio: tra l’unico e l’impossibile. Figuriamoci le vigne, le cui foglie attanagliano una forza oscura e pulsante che si chiama Vesuvio.

Dire unico è dire poco, dire pericolosamente pulsante è già un eufemismo, vista la non dormienza di un vulcano “esplosivo”: dicono che è in quiescenza dal 1944.

Un territorio che è insieme storia antichissima, evocabile da nomi primordiali, come Cuma Eubea, Bauli, Puetoli e infine Neapolis, ma è anche un intreccio preoccupante di edifici adagiati intorno al magmatico monte che accolgono 700.000 persone.

In questa calma apparente, dove il sole si rasserena specchiandosi nel Golfo di Pozzuoli e irradia di luce Campo Miseno e più distante Procida, i vigneti della Cantina Astroni accolgono i vitigni della tradizione colturale Campana, tra cui: Falanghina, Coda di Volpe, Catalanesca, Gragnano e Piedirosso.

Già il nome è un forte indizio di vulcanità, Astroni è infatti un cratere, e il sottosuolo che ospita le radici della vite è composto da sabbie vulcaniche, lapilli, pomici, frammenti lavici, ceneri, rocce, con una ricchezza minerale di rara preziosità.

I vini della Cantina Astroni non hanno la mission di essere superstar per forza e quindi il non esserlo non comporta alcuna perdita di esuberanza enologica.

Sono vini ambientati nell’ambiente: vini ambientali, ancor che autoctoni.

Per esempio la Falanghina Campi Flegrei Colle Imperatrice 2012 focalizza il proprio aroma tra un intreccio di frutta fresca e di vento marino al profumo di iodio, di sale, di alghe, con finale vegetale, floreale e rivolo fumé. Sapore mixato tra sapidità e freschezza, con struttura gusto olfattiva media, ma finale molto piacevole per residuale mandorla bianca.

La curiosa uva Catalanesca dà un IGT Campania con profumi “borbonici”, dai fiori di camomilla alla mimosa, dalla ginestra al mughetto; il suo fruttato è nobile: più albicocca che susina gialla, più melone che pesca gialla. Il profumo ha però un profilo delicato, minimalista e marinaro. Non sprizza in freschezza, però la sua sapidità è in grado di “avvolgere” il palato con elegante piacevolezza.

Poi un rosso: Piedirosso 2011, selezione Tenuta Camaldoli. A parte la colorazione luccicante nel rubino, attira il suo profumo mentolato, dalle sfumate essenze erbacee (rosmarino) e dal fondo di frutta a polpa scura, come ribes nero e mora. C’è anche uno spunto floreale, come di glicine. Al palato il tannino (non monumentale) pulsa anche in freschezza, dà l’idea di una sensazione tattile «Pinot noir like» che accenna a un sorriso di compiacenza. Buono il finale minerale e speziato.

Vini dal carattere giovanile, brioso, quasi sornionamente sorridenti, ben si abbinano alla filosofia “futuristica” del giovane proprietario Gerardo Vernazzaro, che sembra quella di voler proiettare oltre l’oggi il passato viticolo. Bell’impegno!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)