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venerdì 22 gennaio 2016 16:30:00

Quando c’è da ricredersi bisogna ricredersi, inutile insistere con il dire quella cosa o evitare di dirne un’altra. D’Alceo 1999 Castello dei Rampolla, Toscana Igt, è un 100/100.  Si trova ancora sul mercato e il prezzo è irrisorio per la super eccellenza che custodisce ancora in sé, da prendere assolutamente (se capitasse).

Non avrei immaginato il 30 dicembre, in un paesino dei colli della Toscana, a Carmignano, all’osteria Su Pe’l’Canto, di affossare il 2015 con questa magica bottiglia proposta dall’Enoteca Carlo Lavuri.

D’Alceo 1999 è un blend di cabernet sauvignon e petit verdot, per cui occhieggia la riva sinistra della Gironda. Ha colore ancora impenetrabile, giusto il merletto s’avvalora verso una tinteggiatura porpora, il cuore ha tutta la purezza del noir estremo nel rubino.

All’olfatto ondeggia un’armoniosità mentolata, una ventosità di foresta delle lande, la confettura di mirtillo, e un sottobosco impreziosito da un qualcosa di tartufo. La ricchezza della sua offerta olfattiva è terapeutica, rigenerante, sembra avere in sé un elisir di lunga vita (e si potrebbe descrivere a oltranza). L’impatto al palato è da mille e una notte, da favola edulcorata in beneficienza. Dire che ha l’effetto tattile del cabernet sarebbe negarsi come degustatore: ha un effetto morbido stilizzato nell’essenzialità di un pinot nero, finalmente indipendente dal suo tannino,  fluidificante (ma con struttura) verso i migliori climat della Côte: quelli grand cru. Il suo volume liquido ha sostanza infinita, follia d’una eccellenza che marca quasi il narcisismo e si irradia in un tramonto che non incontrerà la notte pur essendoci la luna. Castello dei Rampolla d’Alceo 1999 è un miracolo (si potrà dire?), per cui mi reputo nelle grazie di Bacco e di Dionisio per averlo sorbito.

Roy Zerbini

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)