Statistiche

  • Interventi (1646)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 14 luglio 2011 09:56:00

Ci sono Paesi dove la piaga dello "sballo alcolico" trova radici nella povertà e nel bisogno di evadere dalla realtà. Ci sono, poi, Paesi dove è legato a tradizioni (o pseudo-tradizioni!) culturali. Un cattivo esempio è l'Australia, dove gli eccessi di consumo di alcol sono fatti risalire addirittura a un espisodio di immigrazione datato 1788, quando dei galeotti inglesi mandati in confino nelle terre scoperte dal capitano Cook festeggiarono la fine della lunghissima traversata con una sonora sbronza. Ma simili giustificazioni storiche o folkloristiche sono pericolose e oggi la situazione in Australia non è più sostenibile, soprattutto perché il problema investe sempre più i giovani. Ecco perché DrinkWise Australia, organizzazione composta dai grandi produttori di alcolici per la ricerca nel settore, ha lanciato un programma - su base volontaria - che prevede di apporre sulle etichette di birra, vino e alcolici, avvertenze di tipo sanitario. In realtà l'iniziativa non fa che anticipare l'applicazione di una legge che entrerà in vigore alla fine del 2011, e che renderà obbligatoria l'indicazione in etichetta della potenziale pericolosità del prodotto

DrinkWise Australia, fondata nel 2005, ha un obiettivo ambizioso: quello di modificare l'approccio culturale degli australiani verso l'alcol, in particolare quello dei giovani, se si pensa che nell'isola dei canguri si inizia a bere, in media, a 15 anni e mezzo e che già a 14 anni si hanno i primi approcci con l'alcol. «Vediamo adolescenti fisicamente maturi e diamo per scontato che i loro cervelli lo siano altrettanto, ma non è così», ha detto Trish Worth, presidente di DrinkWise Australia. «Dobbiamo sfidare idee che sono ormai tradizionali e "storiche" in Australia». I primi esemplari di bottiglie con avvertenze in etichetta sono già in circolazione e nei prossimi mesi la loro diffusione aumenterà.
Ma quali sono queste avvertenze? Molto semplici: «Bambini e alcol non si mescolano», «È più sicuro non bere durante la gravidanza» e «Bere danneggia te stesso o gli altri?». Messaggi diretti, come si vede, a un pubblico giovane e giovanissimo. D'altronde, come dice Ian Hickie, direttore dell Brain and Mind Research Institute dell'Università di Sydney, l'abuso di alcol altera lo sviluppo cerebrale, che è al suo apice tra i 12 e 20 anni. Ma «i nostri ragazzi pensano di essere prova di proiettile. Per intervenire alla radice del problema, che è culturale, non può bastare l'azione repressiva. Serve discuterne il più possibile e la campagna di DrinkWise Australia va in questa direzione». Soprattutto alla luce degli ultimi dati del sondaggio sanitario nazionale, che evidenziano un aumento dei soggetti a rischio di alcolismo tra il 1995 ed il 2005 dall'8,3% al 13,4%. Insomma, un'iniziativa da salutare con favore, se ha per scopo non il "terrorismo" sul vino, ma la promozione di una cultura del bere responsabile.

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)