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venerdì 15 gennaio 2016 16:00:00

Questa volta siamo di fronte a un 100/100. È Wine Spectator ad avergli assegnato il punteggio e per la cronaca è il settantesimo vino della storia editoriale del magazine ad averlo conseguito. Martedì 22 dicembre 2015 è stato il giorno in cui si è svolta la degustazione, con ben sette anni in anticipo su quando raggiungerà il suo meglio (questo lo dicono i master del Porto). Da Italiani che siamo, pur fidandoci, non siamo stati alle regole ed eccolo il Dow’s 2007 Vintage Port.

Pur densamente rubino ha corolla sia porpora che violacea (petalo di viola), con massa liquida consistente. Dramatic direbbero gli inglesi, non nel senso che si immagina italianizzandolo, ma incredibile, sensazionale. Non c’è assolutamente spinta alcolica, cioè l’alcol arriva dopo a sollecitare le ciglia olfattive, prima s’impone un soavissimo fruttato di ciliegia glassata al cioccolato avvolta in un mazzo di viole e iris, pepe e dolce liquirizia, pan di spezie e zucchero bruciato, sciroppo di ribes nero, rosmarino e altro ancora che si intuisce, però la voglia di assaporarlo è impellente e interrompiamo. Già sulle labbra il liquido dà una sensazione tattile di vellutato (velour), con l’alcol che fa azione di rilassamento organolettico. Ha tutto un succo di flessuoso volume sciroppato, dove il dolce si fa amabile e il tannino emerge in carezzevolezza. Ha sapidità amorosa, un effuso che sa di eternità nella p.a.i. intramontabile.

Un lampo invade la mente e la memoria si risveglia. Il ricordo dei Camaleonti si scioglie nel pensiero: eternità, spalanca le tue braccia, io sono qua, accanto alla felicità che bevo.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)