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venerdì 18 marzo 2016 10:30:00

Rosa corallo, rosa salmone, rosa albicocca, sono alcune della tante tinte cromatiche che i vini rosati possono offrire nella loro scintillante brillantezza, colori che affascinano l’iride, che staccano le cromaticità di una tavola imbandita, che ovattano le idee della degustazione, colori che segnano il tempo dell’immediatezza di beva, lontano da quelle seriose meditazione di vini maturati per mesi in barrique e affinati a lungo in bottiglia. In altre parole una gioiosità bevibile.

I francesi, anzi i provenzali, l’hanno compreso prima di tutti che questo segmento di colore del vino poteva diventare uno strategico elemento di rimuneratività commerciale. E così è stato! La crescita produttiva dei vini rosati in Provenza s’è quasi quadruplicata in 10 anni, raggiungendo 160 milioni di bottiglie. Oggi produce il 44% dei vini rosati di Francia, ciò la pone sul gradino più alto come nazione esportatrice, con un valore di 1,5 miliardi, approssimativamente corrispondente a un 30% del mercato.

È un risultato sorprendente per un territorio che prima degli anni 2000 si stava  interrogando sul da farsi per eccellere nel vino, visto che all’epoca quei vinelli rosaticci semi freschi e poco sapidi, alquanto neutri nei profumi, stentavano a ritagliarsi una visibilità, nonostante la spinta mediatica delle riviste del vino. Oggi giorno il rosato ha raggiunto il 10% del consumo mondiale di vino, e l’Italia è sopravanzata come presenza, chiaramente dalla Francia (36% di presenza mondiale), ma anche dagli Stati Uniti (15%) e dalla Spagna (19%).

Gli ultimi dati assegnano all’Italia una presenza mondiale, nel rosato, intorno al 10%, forse un po’ poco per una nazione che nel 2015 ha prodotto più vino di tutti. Eppure bisognerà pensare anche alla parte rosata, perché la distanza organolettica tra i nostri rosati e quelli di Francia non è così marcata, e se di distanza si tratta non è detto che di rincorsa sia quello italiano, anzi.

Sembra anche che ci sia uno spiraglio di consumo nella versione rosato frizzante con micro residuo zuccherino (charmat), per cogliere l’attenzione di quei consumatori che stanno avvicinandosi al vino nelle versioni di consumo apericena. I vigneron provenzali ci credono e stanno muovendosi in tal senso. Chissà se anche altri paesi trarranno stimoli da questa verve, chissà? Rimarrà un interrogativo?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)