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mercoledì 10 ottobre 2012 09:00:00

FranceAgriMer ha pubblicato un dato molto interessante in merito alla vendita dei vini effervescenti (Champagne escluso) nella grande distribuzione francese, escludendo gli hard-discount; il periodo di tempo preso in considerazione è la campagna 2011-2012 (31/07).
Lo Champagne è stato tenuto volutamente al di fuori di questa indagine, però la sua performance s’è afflosciata del 4%, mentre il prezzo medio è progredito del 3% e si attesta a 19 €.
Le AOC prese in considerazione sono: Blanquette de Limoux, Clairette de Die, Crémant d’Alsace, Crèmant de Bourgogne, Saumur, Vouvray, Crémant de Loire e un generico AOC non Champagne.
Per quanto riguarda le AOC non Champagne, si tratta di vini molto standard, che spuntano un prezzo in GD al di sotto della media di € 5,40  e sono in progresso del 1,5%; comunque la loro importanza di vendita è molto significativa visto che sfiora il 50% con 42 milioni di pezzi.
La batosta l’ha subita la Blanquette de Limoux, con un calo del 13,9%, e la cosa è ben strana visto l’appeal e la qualità che ha raggiunto, forse qualche incremento di prezzo l’ha fatta salire di qualche gradino ponendola fuori portata per certi consumatori.
Il mercato è dominato dal Crémant d’Alsace con 12,3 milioni di bottiglie, corrispondente al 30% del mercato, con un incremento del 3,6%. L’Alsazia è un territorio interessante per questa tipologia produttiva, il suo metodo classico si caratterizza per una freschezza molto agrumata (sembra Charmat), un tessitura sottile e semplice nella sapidità, un beva leggera anche nel prezzo.
Sorprende il risultato del Crémant de Bourgogne con 6,3 milioni di bottiglie e un incremento del 9%. È un prodotto un po’ più complesso di quello Alsaziano, talvolta per apprezzarlo ci vuole un po’ di educazione al vino, per cui fa piacere che attiri quel profumo un po’ tostato, che sfiora la fragranza del lievito e scivola in un gusto più “grasso”, un gusto che si affaccia alla porta della mineralità.
Al pari del Crémant de Bourgone troviamo il Clairette de Die, quasi uno sconosciuto per il mercato italiano. Composto da Moscato bianco e Clairette bianco ha profumi vagamente aromatici, albicocca e miele, gusto dolcemente effervescente per naturale zucchero residuo da fermentazione bloccata, raggiunge una gradazione del 7-8%.
Il Crémant de la Loire, da uva Chenin, Petit Verdet, Chardonnay e altre, tocca i 2,2 milioni di bottiglie, ma è in regresso del 2,1%. È un vino più difficile rispetto all’Alsace, talvolta con gusto di pompelmo insaporito di sale, che ben si abbina al pesce crudo.
Ottima invece la prestazione commerciale del Saumur. Siamo ancora nella Valle della Loira, con uva Chenin e Chardonnay. Ha profumi di fiori bianchi e un po’ di note brioché, il gusto spesso si accasa nella neutralità, anche perché sono autorizzate uve non propriamente consone allo sparkling, come il Sauvignon, il Cot, il Gamay, i Cabernets e il Pineau d’Aunis: insomma una specie di bosco a baccano.
L’effervescenza francese vede quindi un dualismo tra il Crémant d’Alsace e la produzione della Valle della Loira, che praticamente sono alla pari come numero di bottiglie prodotte e percentuale di penetrazione nel mercato.
C’è  però una minaccia estera, il Cava ha avuto un incremento del 24% nelle vendite e conta 2,8 milioni di bottiglie, sta raggiungendo il Lambrusco, che s’è fermato a 2,9 milioni di pezzi.
Nel complesso il mercato del vino effervescente non sembra aver subito più di tanto l’effetto crisi, il prezzo medio in GD oscilla tra i 5,40 e i 7,30 €, e questo lo ha un po’ salvato dalle incursione e dalle contaminazioni di prodotti alternativi.
Semmai sembra un mercato in cui le oscillazione tra le varie tipologie sono naturali e le incursioni dall’esterno riescono solo, per ora, a scalfire la stabilità del mercato interno.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)