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mercoledì 2 maggio 2018 08:30:00

Birra bollente in bicchieroni di plastica tiepidi; vodka nascosta nei contenitori monodose dei succhi di frutta; fiaschette di whisky del discount allacciate alla caviglia con il nastro da imballaggio: chiunque possa vantare nel proprio curriculum adolescenziale almeno una terna di concerti all'aria aperta, sa di cosa stiamo parlando. 

I tempi però cambiano: anche se il migliore abbinamento ai rantoli di Vasco Rossi al Modena Park sembra essere ancora la Moretti a temperatura tropicale, negli Stati Uniti la Interscope Records ha già colto e imbottigliato l'aria sofisticata delle nuove generazioni: è il vino - lo abbiamo detto spesso - la bevanda al centro delle pose dei Millennials. 

Daniel Sena, capo del marketing strategico di Interscope, non ha perso tempo e nel 2015, a Las Vegas, durante l'Electric Daisy Carnival, una confezione da quattro bicchieri col marchio Electric Sky debuttava nei chioschi del Las Vegas Motor Speedway. Versione imborghesita della cartucciera di lattine, la confezione contiene quattro calici da 25 cl di vino tappati singolarmente, da staccare e condividere con i compagni di concerto. Di proprietà della stessa Interscope, Electric Sky offre ai ragazzi la possibilità di scegliere tra un blend di uve rosse californiane, un rosato da uve francesi e un bianco da pinot grigio italiano. Da quel primo evento, i bicchierini a tulipano sono sbocciati lungo i principali terreni calpestati dai ragazzi statunitensi durante gli eventi musicali più seguiti: da Bonnaroo, in Tennessee, al Governors Ball di New York, a Life Is Beautiful, a Las Vegas fino alla consacrazione del Coachella Fest. Quale bevanda, in effetti, poteva meglio intonarsi al festival californiano più amato dai bohémiens americani? 

Sena, già eletto a nuovo guru dagli under 30, non è certo stato il primo a proporre l'accoppiata vino - musica: il colosso Diageo ci aveva già provato con Cîroc, un distillato di uve Mauzac Blanc e Ugni Blanc sponsorizzato dal rapper Puff Daddy, beccandosi pure una causa giudiziaria con i paesi nordeuropei, piccati per l'impropria definizione di vodka data alla bevanda. Il capo del marketing di Interscope non ha nemmeno ideato i bicchieri, frutto dei progetti dell'azienda StackTek. Del resto non è certo stato il primo a proporre la vendita di vino durante i concerti. La bravura di questo trentottenne sta da un'altra parte: nell'avere individuato, prima di ogni altro, un modo specifico di vendere la bevanda più adeguata al luogo, ad un target definito, per una esclusiva tipologia di evento. I bicchieri di Electric Sky iniziano già a comparire nei video musicali, e già si comincia a parlare di confezioni dedicate agli idoli dei giovanissimi. Gli esperti di marketing sono avvisati; e anche i sociologi. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)