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lunedì 26 maggio 2014 14:30:00

Siamo sicuri che avrete sentito parlare dell’elisir di lunga vita, che leggendari e immaginifici alchimisti hanno tentato di creare per tutto il medioevo e anche oltre, sia in Europa, sia in Cina e in India.

Ne parlarono a lungo in quei secoli, ma le parole sono rimaste suoni nell’aria e mai sono riuscite a tuffarsi nell’inchiostro per diventare eterne.

Da qualche mese si sente parlare di “elisir contro l’ubriacatura”. I titoli che annunciano questa nuova scoperta sono ridondanti, del tipo: “come bere tutta la notte senza diventare ubriaco”.

Noi da scettici sommelier siamo convinti che quel bere debba essere analcolico e forse per certe bevande non basta nemmeno quell’assenza. Comunque la notizia ci piace darla, ma nello stesso tempo vi avvisiamo che l’eventuale non funzionamento dell’elisir non può essere ascrivibile alla nostra volontà, quindi riteneteci fin d’ora non colpevoli e non perseguibili.

Or dunque ecco a voi il segreto: i lieviti. Sì, i lieviti, quelli vivi, attivi, uguali a quelli che si trovano nei negozi di alimentari.

Alla lettura di questa notizia noi tutti abbiamo strabuzzato le pupille, eppure così è scritto in “esquire.com” del  24 aprile e nel “time.com” il 26 aprile.

Chi racconta l’esperienza è Jim Koch della Boston Beer Co. Egli dice che già da anni fa uso dei lieviti Fleischmann’s dry prima di iniziare la sessione delle bevute, in specie birra. L’elisir (concedeteci l’uso di questa parola) è composto da un cucchiaino da tè di polvere di lievito da mescolare nello yogurt (magro?) solo per renderlo più deglutibile: per ogni pinta di birra che si è intenzionati a bere bisogna assorbire un cucchiaino di lievito in polvere.

 

 

La spiegazione data è la seguente. I lieviti attivi in polvere hanno un enzima chiamato alcool deidrogenizzante (ADH) che è in grado di rompere le molecole dell’alcool in parti di carbonio, idrogeno e ossigeno, la stessa cosa che accade quando il fegato lo metabolizza.

Quindi se questo enzima è già nello stomaco quando vi arriva l’alcool, l’ADH comincerà ad aggredirlo prima che fluisca nel sangue e nel cervello.

Ciò mitiga – non elimina – e ripetiamo mitiga gli effetti dell’alcool. Chi ha creato questo mix non è stato però Koch, ma Joseph Owades, un vero genio nell’uso dei lieviti e nella conduzione della fermentazione della birra.

Owades tentò anche di immettere sul mercato un prodotto chiamato Prequel, una pillola del tutto naturale che limitava, secondo lui, gli effetti dell’ubriacatura. Non ci furono però aziende a condividere il progetto, per cui il Prequel non vide luce e Owades se ne morì all’età di 86 anni, nel 2005, non senza aver continuato ad avvalersi del suo elisir anti sbronza.

Non ci sentiamo di dire: provare per credere, semmai,  credere all’improbabile?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)