Statistiche

  • Interventi (1477)
  • Commenti (0)

Archivi

lunedì 22 agosto 2016 12:00:00

Il regolamento UE 1169/2011 stabilisce che dal 13/12/2016 diventerà obbligatoria l’applicazione dell’etichetta nutrizionale nel cibo perché la conoscenza dei principi di base della nutrizione e un’adeguata informazione nutrizionale sugli alimenti contribuirebbe significativamente a consentire al consumatore di effettuare scelte consapevoli: tutti i dettagli sono riportati nell’allegato XV – UE 1169/2011.

Per il vino ancora non si sono aperte le porte dell’etichettatura nutrizionale, però il dibattito è in atto da tempo, con molti produttori schierati per il “no”, però un ottimo e aperto spunto di riflessione in materia ce lo offre wineoscope.com.

Il punto di partenza sta tutto in queste due parole: uso e abuso. E attenzione la differenza è stratosferica.

L’introduzione al dibattito parte da “abuso di alcol” e dal fatto che l’alcol è abusato. Da ciò ne scaturisce che una siffatta posizione conduce a trattare l’alcol come un male sociale, quindi a essere trattato come una droga, una sostanza che ha bisogno di essere controllata e misurata… e il vino è sulla strada di essere trattato come alcol.

Se il vino lo inquadriamo in qualcosa che ha bisogno dell’etichetta nutrizionale, allora esce dall’essere solo alcol e diventa anche cibo, alimento.

Riportare le calorie nella bottiglia può incoraggiare un consumo più moderato in alcuni consumatori, allo stesso modo con cui si legge il contenuto in uno yogurt non magro o in un pacchetto di biscotti, e questo non limita di certo l’assunzione consapevole di più calorie. Il senso dell’intervento potrebbe avere una valenza di scoraggiamento all’abuso e quindi aiutare qualche bevitore di vino a prendere decisioni più ponderate, ma per chi ha il problema in eccesso non è il modo di risolverlo.

L’aspetto salutistico forse è una buona ragione per l’etichettatura nutrizionale del vino; ma c’è anche della possibile retorica, e questo anche nel cibo, in specie sotto l’aspetto dell’allarme.

Le droghe hanno etichette d’allarme, ma anche il cibo; pensate alla salsiccia fresca che nel banco del supermarket evidenzia “attenzione cuocere prima di consumare”. Anche il vino ha messaggi di allarme: non bere alla guida, non bere in gravidanza. Qualcuno ha addirittura accennato una certa affinità di allarme con la droga, però quello è un uso, nel caso del vino siamo all’abuso: per la droga non c’è un margine di tolleranza in nessun caso.

Se aggiungessimo l’etichetta nutrizionale alla bottiglia del vino, il vino scivolerebbe nel pianeta cibo e lo riporterebbe a quello status di alimento che s’era ritagliato fin quasi agli anni Sessanta del secolo scorso.

Porre il vino nel medesimo gradino del cibo non si amalgama bene con l’accezione puristica di salute, ciò equivarrebbe a erigerlo a essere parte di una dieta, giusto perché ha quell’etichetta; semplicemente non si può pensare di assumere un’intera bottiglia di vino come se fosse un vasetto da 1 kg di gelato o un tubetto di maionese da 250 grammi. È vero che ciò potrebbe accadere, però in entrambi i casi non è comunque una grande idea alimentare, per il vino si dovrebbe sostituire grande con sconsiderata, se non pessima.

C’è un certo contrasto nel dimensionare il vino al pari del cibo e in nessun caso l’etichetta nutrizionale è utilizzabile come un’assoluzione. Se nel vino si parla di abuso (essenzialmente per via dell’alcol), nel cibo si parla di eccesso, però il suono del discorso è diverso: ho mangiato troppo non suona così sereno come ho bevuto troppo. Il quadro che si sta creando in materia disegna strategie di pensiero discrepanti e antitetiche, non facili da mettere a fuoco, e comunque si può catalogare come una delle parti più piccole di una vastissima problematica che vorrebbe stimolare la consapevolezza e la responsabilizzazione dell’assunzione di vino e di non vino, senza volerlo forzatamente inchiodare all’etichetta di solo alcol. Nel mentre il dibattito continua.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)