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venerdì 30 giugno 2017 10:00:00

Il Domaine Sauzet ha 14 ettari di vigne tra i comuni di Chassagne-Montrachet e Puligny-Montrachet, il suo vitigno di riferimento è lo chardonnay. Étienne è il fondatore del Domaine, l’anno di nascita è il 1903 e lo spirito che lo animò, quello di cesellare uno chardonnay non simile ai dintorni però ancorato alla più pura classicità del territorio, quello spirito è ancor oggi perpetrato dal genero Gérard Boudot coadiuvato dalla figlia e dal marito. Questo Domaine è reputato da molti la bandiera del Puligny-Montrachet, il cui sventolamento enologico è essenza di una filosofia che mira a far coabitare eleganza e finezza, purezza e integrità varietale, allevamento in legno senza tono tostato, un trattenimento di mineralità per concretizzare una struttura capace di proiettarsi vero un potenziale di affinamento d’ottima affidabilità.

Le bottiglie prodotte nelle varie versioni, premier cru inclusi, sono circa 100.000, e di questa manco una di rosso. Viste le premesse, l’aspettativa di degustazione del Puligny-Montrachet 2012 di Sauzet, gradi alcol 13%, è carica di buone intenzioni.

Il vino ha colore paglierino ed è contornato da una trina dorata. I primi spunti olfattivi esprimono una classicità cristallina, di iris bianco, convolvolo, fiore della vite, pesca bianca, passion fruit e ananas; poi una mineralità calcarea, di pietra bianca, di terrosità. Con il trascorrere dei minuti emerge una nota di nocciola non tostata, di burro fresco da sembrar salato e soffusa tostatura dolce di legno: è risaputo il legno è di casa da Sauzet, però non diventa l’interprete e nemmeno il non protagonista dell’odore, semmai una comparsa.

Ha sapidità incisiva ed espansiva, tanto da costruire un volume liquido dallo spessore nel masticabile, dove si fondono due saporosità: frutta bianca che sta maturando e salinità marina. Lunga e sottile è la resistenza aromatica del vino, si ferma prima dell’eccellenza, però finché c’è, è al meglio in tutto. Che sia Grand Vin de Bourgogne come recita l’etichetta è indubbio, per qualcosa in più servirebbero i loro Les Combettes, Les Folatières o lo straordinario Les Perrières: sarà per la prossima. Santé!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)