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giovedì 19 gennaio 2017 11:00:00

Il Monte Etna riesce anche a colorarsi di striature rosa quando il sole al tramonto irradia di rosso i costoni innevati, l’occhiata è stupenda e un senso di serenità si genera da quel magma vivente. L’Etna comunque è vigna, anche se è esplosa con questa identità agricola un po’ tardi, forse la pigrizia dei media ha avuto le sue colpe, però adesso tutti stanno correndo per le strade disegnate dai muretti a secco a tentare di firmare un tratto di una storia eccezionale.

S’è parlato tanto dei vini rossi, dei finissimi bianchi e un po’ meno del rosato. Poiché siamo a inizio anno, e ancora si prevede un’annata in crescita per questa tipologia, vogliamo raccontarvi un Etna Rosato stupefacente.

Il tutto è frutto della maestria dell’Azienda Agricola Graci che ha vigne nella Valle dell’Alcantara, in contrada Feudo di Mezzo e Barbabecchi, siamo quindi nel versante nord della montagna, a Passopisciaro, tra i 600 e i 1000 metri slm.

L’uva del rosato, solo nerello mascalese, è raccolta in contrada Arcurìa, frazione di Passopisciaro, comune di Castiglione di Sicilia. Qui le vigne si fermano a 600 metri di altitudine. L’allevamento è ad alberello, però con variante spalliera, i terreni, manco a dirlo, sono di origine vulcanica, non calcarei, ricchi di ferro e azoto, con molto scheletro a ph neutro.

Detto questo il vino è dell’annata 2015, lavorato in vasche di cemento, con succo ottenuto da sola pressatura (no macerazione), è anche stato sui lieviti per circa sei mesi.

Etna Rosato, Azienda Agricola Graci, 2015, gradi 13% vol.

Colore rosa con tinta delicata, timido nell’espressione cromatica, ma luccicante in trasparenze.

Il ventaglio olfattivo sembra disegnato per rinfrescare dal caldo estivo, floreale delicatamente dolce, poi un paniere olfattivo pieno di mandarini, meloni rosa, cachi, fico d’india, con un’impronta di sicilianità che arriva fino ai toni di sale marino. Bouquet giovanile e ammaliante. Al gusto si conferma in toto tutto il suo fruttato, è lui che dà vigore alla freschezza e sostanza alla sapidità, ha volume liquido impareggiabile nella sottigliezza e niente riesce a bloccare un finale di bocca lungo e pieno di emozioni.  L’abbiamo degustato a Scicli, al Ristorante Satra, dove peraltro due giovani Chef, Rita e Emanuele, riescono a ricreare un gusto insolitamente tradizionale con prodotti autoctoni: da provare entrambi, vino e ristorante.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)