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lunedì 21 maggio 2018 08:30:00

Se dovessimo fare un identikit ci si addentrerebbe tra i meandri di una metafora di metallo, che produrrebbe una descrizione del tipo: ha legno duro (come ferro) e il raspo è altrettanto solido; ha grappoli di media dimensione ma compatti; ha bacca sferica tinteggiata di un blu oceanico; l’interno ha polpa fondente, il sapore è erbaceo.

Chiaramente si tratta di un vitigno, uno di quelli che non ha frequentato i palcoscenici della scintillante ribalta enoica di Francia; s’è semmai barcamenato tra i territori del Madiran, del Marcillac, dell’Aveyron e a Gaillac. Il nome, poi, è alquanto curioso: si origina da “fer”, per la durezza del suo legno, tralcio e raspo, invece “servadou” è perché si conserva. Attenzione, però: non è riferito al vino ma all’uva, alla bacca, una volta raccolta.

La curiosità è montata quando s’è trattato di degustare L’Enclos des Braves, Gaillac "Bravissimo" AOC, 100% fer servadou, da loro chiamato braucol. Il vino è frutto dell’esperienza e della professionalità di Nicolas Lebrun, enologo di nascita ma vigneron per destinazione.

Nicolas coltiva nei suoi vigneti di Vertus presso Rabastens, nel Tarn, in pieno sud-ovest, il poco conosciuto braucol, su un’estensione di 1,20 ha. L’annata degustata è stata la 2012, dichiarata tutta braucol (qualche volta è miscelato con il prunelard). La gradazione è 13,5% vol. Il vigneto ha suolo argilloso-calcareo, quindi ottimo per dare anche del vino rosso, senza però premiarlo in tannicità (e non è un male), semmai favorendone l’affievolimento delle note erbacee.

Il colore di questo Gaillac Bravissimo L’Enclos des Braves 2012 ha trama cromatica fittamente intrecciata in rosso granato; all’olfatto ondeggiano nuances odorose che ammiccano a note dolcemente erbacee, mature nel fruttato (cassis e mora di gelso) e dolce di speziato (pepe nero e liquirizia), quasi a voler “cabernetteggiare”. Al gusto s’avverte una familiarità saporifera con la famiglia cabernet, però più verso il carménere rispetto a franc e sauvignon. È ricco di tannino ma non irruento nella sensazione: s’avverte la sostanza liquida e la sapidità, non c’è frizione in masticazione, quindi il corpo del vino si presenta con mossa elegante e allungante finale di bocca. Un bell’esemplare di interpretazione di terroir più che di elaborazione in cantina, in  cui la filosofia naturista del vigneron Lebrun (che è enologo), prevale sulle competenze del Lebrun enologo, creando alla fine un Braucol che non ti aspetti. Evviva.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)