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martedì 18 marzo 2014 09:30:00

Un’arte nobile quella di distillare, ma ancora più nobile e intuitiva deve essere quella di allevare il distillato, di lasciarlo accarezzare non solo dal legno ma anche dalle condizioni climatiche, e poi affidarsi alla pazienza.

Il distillato è un connubio di un tutto e di un niente, dalla materia che si “scalda” nell’alambicco, prima di recuperare l’essenza alcolica di una liquidità purissima, si oltrepassano le barriere dei vapori, quasi si filtrano, di sicuro di selezionano, anzi gli vengono sradicate teste e code come fossero dei gamberi crudi.

Di certo fa parte di quest’arte spirituale (dall’inglese spirit, naturalmente) Silvano Samaroli, ormai diventato – e non ce ne voglia – un’icona in questo mondo alcolico alquanto ballerino.

Il suo feeling con il Whisky è ormai entrato nei libri di testo, tanto che potremmo chiamarlo “barrel man”, per la sua specificità innata di cogliere, anzi intuire, come la forza di un full proof può esaurirsi e ricomporsi nell’essenzialità di un vatted, piuttosto che di un single.

Ma Silvano Samaroli è anche Rum, e che Rum!

Anche noi ci siamo cimentati nella degustazione di un Samaroli Rum, un Fiji Rum distillato nel 2001.

Le isole Fiji sono grandi produttrici di zucchero, sia da barbabietola sia da canna, e la qualità della melassa dicesi sia di gran qualità, per cui la distillazione riesce a confezionare degli spirits con potenzialità di affinamento in legno molto interessanti.

Fiji Rum 2001 è stato distillato nel Mar di Koro, poi trasportato in Scozia dove ha sostato in legno per dodici anni. La scelta della Scozia non è casuale. Secondo Samaroli è qui che fa il giusto fresco per questo distillato, dove nasce fa troppo caldo.

Questo Fiji Rum colora il vetro con riflessi ambrati di folgorante lucentezza. Ha un profumo laccato, nel senso di cera lacca, di brown nugget shoe polish, poi di caramello e di croccante con mandorle amare. Una volta che le ciglia olfattive si sono impregnate dei primi flussi alcol-odorosi, a parer nostro è ben avvertibile una sensazione fumé, tipo aroma di essiccazione di tabacco tipo “fire-cured”, il che ne farebbe un imprescindibile compagno di viaggio per un majestic Cigar.

È un Rum da sorseggiare con lucida calma. Il primo sorso deve essere centellinato come collirio, affinché il potere corroborante dell’alcool (45%) si lasci affievolire dall’umidità del palato e consenta al successivo, un po’ più sostanzioso, sorso di esondare tra le papille senza essere irruente, così da scivolare come un olio balsamico tra le papille filiformi e catturare tutta l’attenzione della altre, che potranno lasciar percepire sapori di uva secca e di sale nero delle Hawaii, tanto da creare dei rimandi strepitosamente affumicati e vagamente speziati.

Ha una struttura ben bilanciata, infatti il finale di bocca non si lascia aggredire dall’alcool e mantiene un lungo e struggente ricordo prima di congedarsi con l’applauso di rito.

Ne sono state prodotte 380 bottiglie, e l’etichetta è stratosferica. Che altro dire, se non ripetere quello che ha scritto in Anna, nel 1967, il canadese Louis Gauthier: l’alcool è l’aspirina dell’anima.  E noi aggiungiamo: ne basta una pillola alla bisogna.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)