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lunedì 29 luglio 2013 12:30:00

In viaggio sulla A6, l’Autoroute du Soleil, attraversando la Borgogna verso Parigi?  Bene, prendete l’uscita n. 23 per Semur-en-Auxois e puntate verso Flavigny-sur-Ozerain. Questo villaggetto di sole 340 anime è uno dei più belli di Francia, immortalato nel film Chocolat diretto da Lasse Hallström. Vale la pena fare una deviazione per tre motivi. Il primo è per andare a vedere Alésia, dove nel 52 a.C.  Giulio Cesare gliele suonò di brutto a Vercingetorige; il secondo per andare ad acquistare le miticissime bon bon “Les Anis de Flavigny”, fabbricate ancora un modo artigianale dall’Abbazia di Flavigny con dieci aromi naturali: straordinarie sono quelle alla violetta, al fiore d’arancio e all’anice.

L’ultimo motivo, più attinente alla filosofia degustativa del sommelier, è per visitare il Domaine de Flavigny. La storia dei suoi vigneti risale a Carlo Magno (741), ed era all’epoca il solo vigneto nella Borgogna del Nord, infatti siamo ancora nel dipartimento della Côte-d’Or.

Con la fillossera la vigna scomparve (erano 480 ha) e restò avvizzita nell’oblio fino al 1994, quando decisero di impiantare nuovamente le vigne in questo terreno argilloso-calcareo, e come d’incanto, con una bacchettata magica d’una fata della foresta del Morvan, il vino è rinato. La curiosità viticola è in primis centrata sulla coltivazione a “lira” del vigneto, cosa questa molto poco usuale, ma a detta di loro qui da il meglio di sé. A seguire sono bizzarri anche i vitigni che hanno scelto per fare il vino.

La denominazione è IGP “Vin de Pays des Coteaux d’Auxois” e vitigni sono il César, l’Aligoté, l’Auxerrois, Pinot Beurot, Pinot Nero e chiaramente Chardonnay.

Non aspettatevi vini concentrati o contorsionisti in ampiezza, ma vini semplici, schietti, paesani, da compagnia allegra.

Non è un caso che uno dei loro vini si chiami Domaine de Flavigny-Alésia Auxerrois “La Convivialité”. L’uva Auxerrois, d’origine Lorena, riesce a offrire un vino con spunti olfattivi di frutta un po’ secca e tostata, mineralità e quella tipica timida acidità che ha nel suo repertorio.

Sempre a testimoniare l’allegria vinicola si trova anche l’Aligoté “La Vivacitè”. Ciò rappresenta in pieno la briosa vivacità dell’acidità dell’Aligoté, e qui ha molti cultori per via dell’invenzione del Kir. Sì, perché chi lo inventò, il Canonico Kir, era originario di qui, di Alésia.

Anche un altro vino super curioso viene prodotto, lo si fa con il Pinot Beurot, che è il nome che il Pinot grigio prende in Borgogna.

Ma più ammirazione desta lo spirito di voler coltivare il César; questo vecchio varietal dà un vino dai tannini scorbutici ma freschezza misurata, con un ghirigoro olfattivo nel cui vortice si riconoscono timo, pepe bianco e ciliegia amarena: intendiamoci non è un outstanding.

Fanno anche del Pinot noir chiamato “La Plénitude”, ma quello che viene prodotto 80 km più a sud gli sta davanti in quasi tutto.

Simpaticissimo invece è il vino effervescente Domaine de Flavigny-Alésia Mousseaux Bulles de Flavigny.  Cuvée di Chardonnat, Pinot Beurot e Aligoté, si impone all’olfatto per un aroma di pesca matura, di fico bianco fresco, di pera e di acacia. Ha gusto equilibrato, con un’acidità per niente citrina (grazie al poco uso di Aligoté), è sottilmente minerale e non strutturato, ma la sua gradevolezza di beva, se servito a 4°C, è fautrice di un effetto dissetante d’altri tempi, come lo è d’altri tempi la visita alla cripta Carolingia dell’VIII secolo. Bon voyage.

AIS Staff Writer

 

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