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mercoledì 16 luglio 2014 17:00:00

Flor”, campeggia in bella vista tra la data di raccolta – 2002 – e la denominazione Vernaccia di Oristano.

La parola “flor” ha per noi due indirizzi: uno enologico, l’altro stuzzichevolmente letterario e cinematografico: Donna Flor di Jorge Amado.

La Vernaccia di Oristano è uno di quei vini di cui tanto si parla, lo si prende ad esempio per rappresentare quella tecnica d’ossidazione controllata che vuole il vino sostare in botti di legno scolme, poi alla resa dei conti ci si accorge, malinconicamente, che se ne beve poco: sic!

La flor è l’essenza del solera spagnolo, da noi in Sardenga è una non solera, e per questo ha un’essenzialità pura e purificante dell’annata di raccolta, se non nel profumo, di sicuro nella sostanza minerale.

«Non è un vino facile», spesso l’esordio è questo, ma anche Donna Flor (Sônia Braga) nel film non è una Flor facile, però è una Flor sinuosa in emozionalità sensuale, un vero impeto di magmaticità erotica, avvolta spesso da una pellicola borghese protettiva, al pari della protezione che il Saccaromices Beticus fornisce alla Vernaccia di Oristano, e la protegge dagli eccessi e dalle pochezze di un disordinato amplesso (abbraccio) gusto/olfattivo.

3 luglio 2014, giovedì caldo, quasi afoso, fuori il vecchio termometro ferma il mercurio a 29,3°; se ogni tanto i rivoli di caldo si impreziosissero di aromi di foglie di mirto, si potrebbe sognare d’essere in Sardegna.

Vernaccia di Oristano 2002 – Azienda Vinicola Attilio Contini – Cabras – Sardegna.

L’ambrato è d’immacolata brillantezza, come fosse una pura pietra tagliata alla perfezione da un mastro artigiano.

Il profumo è un etereo illibato, poco iodio, poco medicine, poco sniff di distillato, zero fumé e leggerissimo spunto di cera da scarpe Marga Bruna.

La frutta s’è seccata e tostata senza passare dal forno, è la forza del sole sardo che smuove un aroma di noce secca e mandorla; poi paglia e corteccia di pino marittimo. Infine quel soffuso e particolare “muffato” non umido che dice: io sono la flor.

Che dire? È secco? No, di più, ma oltre non si può andare come sensazione, per cui si dovrebbe dire che l’esser secco della Vernaccia di Oristano è un secco animato da essenze di legno nature, con l’alcool (16%) che irrora le papille prosciugandole fino a far sembrare i sapori come fossero liofilizzati. L’acidità non dà segni di esistenza gustativa, ma c’è, lì sotto all’alcool, gli tiene la coda della giacca e gli impedisce di squilibrarsi in amaro, completa la sostanza strutturale una sapidità salatissima. Il finale di bocca è lunghissimo e ripete una sinfonia in chiave di secchezza e austerità tostata.

Se donna Flor per Jorge Amado aveva due mariti, uno materiale e l’altro dematerializzato, che le premiavano mente e corpo; questa Vernaccia di Oristano Flor 2002 ha due anime alcoliche: quella materiale, che avvolge in morbide secchezza, e quella immateriale, che nell’inalazione della forza eterea compone visioni geometriche colorate di pietre ambra e topazio.

Il vino è consigliato per accompagnare i cibi a base di bottarga e taluni potenti formaggi sardi. Non sarebbe da sottovalutare con i crostini di fegatini di pollo o con il risotto alle frattaglie, o meglio ancora con i fegatelli di maiale avvolti nella ratta e impreziositi con foglie di alloro e finocchio selvatico. Già, manca il punteggio: 93/100.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)