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venerdì 22 aprile 2016 15:30:00

Il Domaine Landron sta nella Loira Atlantica, terra di muscadet, il suo spazio enologico se lo è conquistato, se analizziamo la sua business card, molto sul fatto di essere “Écocert”: cioè che qualcun altro gli dice di essere “pulito”. Chiaramente siamo al limite tra l’essere e il non essere, tanto per citare un non francese come Shakespeare, però quella sostanza di certificazione certe volte è stridente, in specie se qualcuno è passato a quella filosofia produttiva perché i prodotti danneggiavano la sua salute, e se così non fosse stato, ci sarebbe stato lo stesso coinvolgimento “naturalistico”? Domanda forse terrificante, però espressa non per innescare venature polemiche, solo in funzione di una ponderazione non alcolica.

Bene! Joseph Landron ha un volto più da abitante della Vandea che della Loira, con baffo Guascone, quasi da moschettiere. Parla molto del sottosuolo in cui le sue viti affondano le radici, e certamente alcune espressioni di Muscadet riescono a presentarsi come icone di quel suolo, cosa diversa è il vino che stiamo iniziando a raccontarvi.

Atmosphères Jo Landron è un vino spumante metodo tradizionale con 12% di alcol, e l’etichetta presenta un’immagine in declinazione destrutturata in autolisi, come bottiglie rotolanti: significato? No comment!

Atmosphères è una cuvée di folle blanche per l’80% da suolo argilloso sabbioso per equilibrare le diverse eccentricità acidule del vitigno; il pinot noir è l’altro attore liquido, vi partecipa per il 20% e le viti alloggiano su un precario suolo di grave (ciottoli).

Per fare un litro di vino si impiegano 1,7 kg di uva. Ne esce un vino con una sfericità carbonica, dopo 24 mesi di sosta sui lieviti, che ben energizza tutta la vibrazione acidula dei due vitigni; il dosage (5 gr) ne stempera il vigore, però si intuisce, anzi al secondo sorso si è certi, che Atmosphères vuole spaccare il capello del pH e inondare di potenza fresca e agrumata tutto ciò che si attesta nella dimensione gustativa.

Dire che sia un vino strano diventa un eufemismo enoico. Ha della selvaticità fruttata, erbacea e floreale al profumo; ha della sostanza  acidula ed elettrica (intendiamoci non schizofrenica) al gusto, ma non riesce a chiudere il solco della durezza con un dosato ricordo morbido nell’allungarsi della persistenza gusto olfattiva. Direte voi: il folle blanche è vitigno da vino per nobile distillato, qui è per distillare una parvenza di nobiltà, ma non per questo non nobile indirizza al negativo. Risposta? Provare per credere!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)