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venerdì 27 marzo 2015 15:00:00

Di certo avrete sentito parlare dell’odore foxy del vino, forse pochi avranno avuto l’occasione di riscontrarlo durante le analisi organolettiche, è comunque il profumo cosiddetto “volpino”, non nel senso di profumo furbo, bensì per l’apparentamento con l’odore della volpe. Sfidiamo noi a dimostrare che si è annusata una volpe, soprattutto se sgattaiola via dopo aver predato un pollaio. Ciò non significa che non esista, quel profumo, anzi è una costante olfattiva nelle uve chiamate “americane”, ne citiamo qualcuna: norton, concord, niagara, scuppernong, ma ce ne sono tante altre nei vigneti degli Stati Uniti d’America, una per tutte l’uva muscadine. In questi ultimi anni gli USA stanno creando rumors attorno a queste uve native, che per loro diventano autoctone, e soffiano continuamente sul fuoco di un loro definitivo lancio come uve da vino.

In realtà il vino l’hanno sempre fatto, però i pareri organolettici sono alquanto discordanti, è comunque quando vanno per il meglio che raggiungono una qualità che gli inglesi giudicano accettabile, corrispondente a un nostro “poco fine”.

Però il meccanismo pro native grapes s’è mosso, sicuramente prima di mordicchiare qualche garretto a tori, come zinfandel, cabernet sauvignon e altri, passeranno degli anni, ma è encomiabile il messaggio che stanno facendo passare. In quest’ultimo anno, il 2014, s’è riaffacciato sulla scena il vitigno muscadine, che è sempre stato impiegato per produrre vini da dessert e vini in stile Porto, oppure per mangiarlo.

C’è di nuovo, di questo muscadine, che qualcuno ha cominciato a strombettare che sia un’uva molto promettente anche per fare vino secco, anche in climi molto umidi (ma non ci hanno detto che l’umidità non è proprio trasformabile in un benefico effetto sauna per il grappolo?), in suoli molto fertili e, poiché ci siamo, anche nel letto dei fiumi.

Come uva da tavola e da succo è sempre stata apprezzata per via di quel flavor/gusto molto particolare e strano che procura, e che gli anglofoni chiamano “musky aroma”; questo per noi non si trasforma in muschiato (peraltro odore molto forte e potenzialmente pericoloso per il corredo del vino se non supportato da altri toni olfattivi di fine pregio), ma in profumo volpino. In Italia questa tipologia di profumo/gusto non si è mai affermata, nonostante il bel parlare che fece Luigi Veronelli del vino ottenuto da uva clinton, o del più sfizioso fragolino.

Il mese scorso ecco fuoriuscire la notizia di lancio del vino da uva muscadine: fa bene alla salute. Molti sono i vini che non sono dannosi alla salute, se dosati nel consumo, per cui qualcosa si dovevano pur inventare. Ecco quindi che il vino da uva muscadine ha proprietà anti infiammatorie che porterebbe anche a una perdita di peso, perché le sostanza estratte dai vinaccioli preverrebbero (forse) l’accumulo di grasso nelle cellule. La ricerca è stata condotta dalla Oregon State University, supportata da UF’s Institute of Food and Agricultural Sciences, e per non danneggiare altre varietà, s’è spinta a dire che tutte le altre viti native sono capaci di produrre vini con potenziali effetti benefici sulla salute.

C’è un solo ma, in tutto ciò, e cioè: ma il vino com’è?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)