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lunedì 25 febbraio 2019 08:30:00
Congratulazioni Francesca. Dopo il titolo di Miglior Sommelier del Veneto, nel 2017, quello di Miglior Sommelier del Sagrantino. Contenta?
 
Sono felicissima, è un'enorme soddisfazione aver raggiunto questo nuovo e importante risultato. ​
 
Hai sempre lavorato nel mondo del vino? O ti sei dedicata anche ad altre professioni?
 
Ho sempre lavorato nel mondo della ristorazione e del turismo quindi a stretto contatto con il mondo del vino, seguendo la carta vini e lavorando in sala.
 
Parliamo un po’ di Sagrantino. Come sei riuscita a prepararti per il concorso?
 
Mi sono preparata studiando i siti dei vari produttori, il sito del Consorzio, la guida Vitae e degustando diversi vini della zona, ma una buona parte del lavoro lo avevo fatto qualche anno fa proprio a Montefalco, all'anteprima del Sagrantino, dove avevo conosciuto i vignaioli, i quali mi avevano raccontato i loro prodotti e la loro terra. Il contatto diretto è essenziale.
 
Quando si parla di Sagrantino, il pensiero corre subito a struttura, tannino, concentrazione. Ma è sempre così? O – a parer tuo – ci sono produttori che stanno lavorando per mettere in risalto altri aspetti?
 
Ovviamente quando si parla di Sagrantino si parla di un vino dotato di una certa importanza, ma come per altre produzioni c'è chi cerca di esaltare la freschezza, di rendere il vino più "succoso" e snello, pur sempre senza snaturarlo.
 
Faccio l’avvocato del diavolo. Dal sagrantino non si ottiene un vino molto conciliante all’assaggio: il disciplinare prevede tre anni di attesa per l’uscita dell’annata, ma alcuni produttori sono disposti ad attendere anche di più pur di addomesticarlo. Saresti disposta a rinunciare a un uvaggio 100% sagrantino? Ridurre la percentuale e aiutarti con qualche altro vitigno?
 
No, io non sarei disposta a scendere a compromessi, anzi, il Montefalco Sagrantino va sempre più tutelato nella sua purezza. Negli anni si è proprio voluto dedicare la DOCG all'uso esclusivo del vitigno e io sono d'accordo. 
 
Montefalco, poi parte di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell'Umbria: questi i comuni del disciplinare. Credi che sia possibile, allo stato attuale, individuare delle chiare differenze territoriali nei vini?
 
E' un territorio molto circoscritto, ma sicuramente un'attenta analisi può mostrare delle differenze nella degustazione dei vini dai diversi comuni, solo che ancora il tema non è molto approfondito e c'è da studiare. I terreni non sono tutti uguali come ci insegna il disciplinare di produzione e il vino poi lo esprime. Inoltre, per ora, mi sembra che l'attenzione sia più concentrata sullo stile del singolo produttore, il che, comunque, è un aspetto importante.
 
Hai avuto modo di farti un’idea sull’ultima annata in commercio? La 2015.
 
Ho avuto modo di degustare alcune anteprime 2015 e il mio parere è ottimo. In genere il vino mostra potenza, ma anche grande frutto, sembra le uve abbiano avuto modo di maturare in maniera ottimale portando così il vino ad essere completo ed andare verso l'equilibrio.
 
Ci sono annate che hai particolarmente apprezzato?
 
Mi piace molto l'annata 2010 più fredda e che si esprimerà sempre più con l'evoluzione e la 2008, ovviamente, annata 5 stelle, dotata già di grande equilibrio . Due espressioni diverse, ma che mi hanno molto colpito.
 
E produttori del cuore?
 
Ce ne sono parecchi in realtà, dipende dal tipo di vino che cerco in quel momento e dal tipo di abbinamento. Direi che tutti i produttori della denominazione, che non sono molti, offrono prodotti di alta qualità.
 
Il Consorzio Tutela Vini Montefalco lavora da tempo sulla comunicazione, e i risultati si vedono, almeno a guardare gli ettari vitati e le relative bottiglie prodotte. Il Sagrantino, però, rimane un vitigno dalla personalità ben definita. Da sommelier, hai dei suggerimenti per diffondere la conoscenza e l’apprezzamento tra il pubblico?
 
Più che dare consigli su cosa fare mi sento di mettermi in gioco in prima persona, in qualità di ambasciatrice dei vini di Montefalco, quindi mettermi a disposizione del Consorzio e produttori per qualsiasi evento di promozione anche nella mia regione. È sicuramente utile sfruttare le capacità di comunicazione dei sommelier.
 
Qual è il tuo prossimo obiettivo come sommelier AIS?
 
Il prossimo obiettivo come sommelier è dare l'esame per diventare docente Ais e quindi preparare la mia prima lezione.
 
Cosa consiglieresti a chi vorrebbe intraprendere la strada dei concorsi?
 
A chiunque voglia intraprendere lo stimolante mondo dei concorsi consiglio di studiare tanto, essere curiosi, trasmettere passione per ciò che si vuole comunicare, fare squadra con i colleghi e soprattutto mettersi sempre in discussione e non sentirsi mai arrivati.
 
Gherardo Fabretti
 
© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)