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venerdì 12 agosto 2016 16:30:00

Questa volta la sorpresa è tantissima perché Uk.businessinsider.com saluta l’inizio dell’estate con l’enfatizzante affermazione che “è quasi impossibile trovare vini di alta qualità a prezzi bassi in Italia e Francia”.

Il ritornello è sempre lo stesso: una volta che una regione viticola acquista notorietà, i prezzi sono aggiornati alla reputazione raggiunta. La cosa che non ci va giù è che tutto a un tratto Italia e Francia siano diventate le più costose nazioni nella produzione del vino; in fatto di Francia qualche fondamento, e non da ora, ci può anche stare, ma per l’Italia l’affermazione non sta sui binari della razionalità. È vero che un buon Bordeaux si trovava in carta a 50 USD e adesso ce ne vogliono 200, anzi per l’annata 2015 saremo forse a 240 USD, però l’Italia non è così, e ci piacerebbe che fossero presentanti degli esempi, che naturalmente non trovano rispondenza.

In una delle ultime classifiche dei sogni nel cassetto della degustazione, tra i vini di alta qualità con prezzi inaccessibili troviamo regioni di Francia come la Borgogna, la Germania con Wehlener Sonnenuhr, la Valle del Rodano, con un range di costo in euro da 2.458 a 9.250.

Anche scorrendo Liv-ex.com di giugno non c’è traccia di vini costosi italiani: c’è Spagna, Francia (con Médoc, Sauternes, Champagne, Côte Rotie e Châteauneuf du Pape). Nel ranking di fine anno il primo italiano, in classifica era il Sassicaia, in 25esima posizione, e tutti conosciamo il suo prezzo.

Il vino italiano è cresciuto nelle quotazioni negli ultimi cinque anni (+15,70%), questa è una verità, e meno male che è così perché cinque anni fa i nostri costi erano da saccheggio rispetto a quelli di pari categoria del Bordeaux (nel complesso -13,23%, ma la media della loro quotazione era +45% rispetto all’Italia), Borgogna (+23,83%) e Champagne (+16,55%), che comunque restano davanti a noi. È vero che finalmente siamo nella parte sinistra della classifica, ma non siamo sopra la media complessiva di Liv-ex. Quindi, a dire che la qualità alta in Italia è costosa al pari della Francia è scorretto, e chi ha questa opinione forse legge i fumetti.

La sfida lanciata è che, secondo loro, in nazioni come Cile, Sud Africa e Australia si trovano vini da 20 €  che equivalgono a una beva di 100 in Francia e in Italia.

Siamo sugli scalini della pura fantasia, non per il senso dell’affermazione, che in democrazia ci può stare, ma per la chiara poca informazione sulla realtà del vino d’Italia.

Un esempio. I buoni Pinot nero dell’Oregon e della Nuova Zelanda che citano come valore positivo, non ci sembra abbiano prezzi inferiori a quelli italiani. Il Sauvignon bianco della Nuova Zelanda non stacca in basso il suo prezzo, così come non stacca in alto la sua qualità rispetto all’Italia; e in fatto di Cabernet sauvignon e Merlot l’Italia, anche nel segmento qualità alta per lo standard di mercato, non sorpassa in prezzo Cile e Sud Africa, ma in qualità di sicuro. Non comprendiamo del tutto il senso di questo mezzo sgambetto, o meglio forse lo comprendiamo se allochiamo Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda nell’area Commonwealth e immagiamo un proiezione strategica collegata alle vicende Euro-exit del mese di giugno.

Noi siamo convinti che la qualità del vino italiano abbia un valore commerciale nel rapporto qualità-prezzo che non trova molti competitor a parità di rango economico. Costatiamo che la qualità intrinseca dei nostri vini è in costante crescita, per cui siamo pronti a difenderci, nel mondo, con lo slogan: qualità nel vino, qualità nel prezzo.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)