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mercoledì 19 marzo 2014 16:30:00

Di certo dei vini franciacortini se ne parla molto, l’attività del Consorzio ha smosso l’immagine di questo magma carbonico, che in Italia s’è consolidato come uno degli attori dello “sparkling italian style” e sta anche concludendo un viaggio culturale per fissare il territorio al vino, in modo da fondere l’immagine materiale con la figurazione ideale di un’idea di beva in alternanza ai vini fermi.

Per compiere questa serie di passi sono state necessarie delle rinunce enologiche, in specie quelle poco reattive a finalizzare la chiusura definitiva al pressapochismo culturale che spumante fosse Franciacorta o viceversa, o forse peggio che siano “bollicine”: bene hanno fatto a fissare il concetto che Franciacorta è… Franciacorta.

Poi ogni produttore dovrà e potrà spaziare nella Franciacorta enologica, calando i migliori punti del proprio mazzo di carte enologico, per comporre in autorevolezza cuvée che s’innalzino dalla classica linearità di presa di spuma e autolisi.

Susciterebbe, a nostro dire, una particolare curiosità se si potesse istituire una linea produttiva in cui oltre al rispetto di certe canoniche rigidità di filiera, si potessero produrre anche degli stili eno-filosofici da raccontare, un po’ come accadde con i “Vini del predicato” in Toscana e con gli “Spécial Club” nella Marne.

Chiaramente tutto ciò va intenso come un esempio da non ricopiare, e quindi come spunto di dibattito per individuare una visione condivisa di innalzamento qualitativo, rispettando in pieno le individualità enologiche di ogni azienda.

Queste poche righe di riflessione sono la conseguenza della degustazione del Franciacorta Extra Brut 2005  “Molenér” – Gatta, prodotto dalla famiglia Gatta con sede storica a Gussago.

La cuvée è composta da Chardonnay per il 60% e dal Pinot nero per il 40.

Il Molenér si produce solo nelle annate che l’Azienda reputa outstanding, tanto che prima del 2005 erano state prodotte solo sette annate.

Questo Franciacorta 2005 Molenér ha sostato per oltre sessanta mesi sui propri lieviti, la sboccatura è avvenuta nel III trimestre del 2013.

Lo abbiamo degustato venerdì 7 marzo 2014, alle ore 11:30, alla temperatura di servizio di 7-8°c. Diciamo subito che ci ha sorpreso molto, in positivo.

Non tanto per il colore dall’aureola dorata, non per le spuma e le perle di CO2 doverosamente quasi invisibili, ci ha sorpreso per il profumo.

Un corredo di odori da mercato di frutta caraibico: banana, mango, ananas, papaia, in un mix succoso, come se fossero tutti spremuti insieme. C’è anche un sentore di fiore di ginestra, di mimosa e di magnolia. S’avvicina molto a quel profumo terziario di “pâtisserie” che firma la parte dell’autorevolezza della lunghezza della maturazione organolettiche sur lies.

Il sapore è “pieno”, nel senso di carnosità fruttata, di frutta tropicale piena di polpa al punto ottimale di maturazione, con un tono fresco e agrumeggiante che stempera quel cenno di mielosità che tanto fa bene al finale di gusto cremoso e birichino, in cui c’è un certo recupero di sapidità come accade quando si degustata la frutta nella mostarda vicentina.

Piace del Franciacorta Gatta Molenér 2005 quell’essere Franciacorta semi vintage, quell’essere un gusto che non sfrutta la presenza del pizzicore della CO2 per spingere i sapori delle durezze, ma per implodere nella sapidità fruttate, quasi a comporre una densa mousse semiliquida, verso un’entità gusto olfattiva che non scivola sui soliti binari dell’essere agrumato a tutti i costi.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)