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giovedì 24 agosto 2017 13:30:00

Lo scorso anno ad agosto parlammo di bere in estate del vino rosso “ghiacciato”, intendendo con ciò una temperatura tra 11 e 12 °C.

Sia chiaro non inventammo alcunché, ne era nostra intenzione, ma volemmo offrire un’alternativa di beva estiva in quelle zone dove la canicola è piuttosto aggressiva e che spesso ha visto e vede un certo distacco nello scegliere uno straordinario Primitivo di Manduria con titolazione alcolometrica intorno il 15%, poi magari si beve o si è bevuto un ottimo cocktail con gradazione alcolica 19°.

Se ragioniamo su questo esempio, verrebbe da dire: ma è paradossale! Invece non ci viene di pensare che il cocktail è servito freddo, se non con ghiaccio dentro.

E allora perché privarsi di un bel sorso rosseggiante di puro granato adducendo come scusa la gradazione? Questo sì che è paradosso e controsenso.

La pensa così anche The Dallas Morning News che titola: It’s totally cool to chill your red wine now.  “Cool” nello slang colloquiale significa “figo, fico, fichissimo”. È chiaro che non tutti i rossi hanno la predisposizione a essere serviti a temperatura frigo, la tipologia che gradisce la bassa temperatura ha basso tannino e sprint di freschezza, l’espressione fruttata deve essere dominante al profumo e al gusto, quindi niente complessità speziata, tostata e/o minerale, semmai un grazioso tocco floreale è preferibile all’erbaceo e al vegetale. L’intensità del suo gusto deve deviare dalla trama tannica, si deve evitare la potenza polifenolica e non temere assolutamente la gloriosa calura dell’effetto alcolico.

L’articolo del Dallas Morning è alquanto gioiosamente selettivo nell’indicare quali vini rossi trovano beneficio dal freddo e la scelta d’indirizzo cade sui pinot nero, Beaujolais, sangiovese e tempranillo di medio corpo, Dolcetto e Barbera e gli spagnoli Bobal e Mencía. Non teme il freddo il Cabernet franc, così come hanno un complessivo effetto migliorativo tutti i tintillos (in spagnolo, piccoli vini rossi). Trattandosi di un articolo pensato per il mercato americano, il tema investe anche la nuova tendenza di beva estiva che vede protagonista il vino rosso con residuo zuccherino, che non è necessariamente del Lambrusco o del frizzante Croatina con o senza Bonarda o viceversa e soprattutto non è detto che sia frizzante, infatti in prima linea presentano dello Sweet Shiraz dal Sud Africa, dell’amabile rosso dal Texas e dell’Old Vine Zinfandel dalla California. Per chi non volesse frastornarsi le idee e le convinzioni su freddo sì, freddo no, ecco un aiuto: the better the wine, the less you need to chill it. Migliore è il vino, minore è il bisogno di freddarlo, spostando, ovviamente, quel better in una combinazione d’incremento strutturale e non di generalizzazione squisitamente qualitativa, perché se il vino non è per la quale, non c’è temperatura che tenga.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)