Statistiche

  • Interventi (1637)
  • Commenti (0)

Archivi

lunedì 30 marzo 2015 17:00:00

Furono i Fenici a piantarvi le vigne, furono i Romani a sviluppare viticoltura ed enologia, fino a diventare un solido e strategico fortilizio enologico fino al medioevo: raggiunse infatti fino oltre 2000 ettari.

Poi un lento e lungo declino, fino al limite dell’estinzione. Siamo a sud di Montélimar (Valle del Rodano), una specie di non fortunata terra di mezzo per vigna e vino. La rinascita inizia nel 1960 come VDQS, poi passa ad AOC Coteaux du Tricastin e dal 2010 Grignan-les-Adhémar.

La versione in rosso, quella da noi degustata, prevede – da disciplinare – l’uso di grenache noir, syrah, grenache, carignan, mourvèdre e cinsault.

I vigneti trovano già il clima mediterraneo, sotto l’influenza del Mistral, alloggiano su terreno argilloso calcareo oppure argilloso sabbioso. Le vigne sono anche terrazzate, da 150 a 200 metri slm, poi scivolano fino alle rive del Rodano, spesso accarezzati dalla coltivazione della lavanda.

Il vino che abbiamo degustato è il Tarrit della vendemmia 2012, AOC Grignan-les-Adhémar, prodotto dalla Cantina Cooperativa Cellier des Templiers con sede a Richerenches, sfruttando prevalentemente il grenache noir per circa il 70% e il syrah per la rimanenza, con 14% vol. di alcool.

È un vino dall’intenso colore porpora con bordo ancora color vinaccia; c’è nel colore tutta una vivacità che di rado si riesce a osservare in un grenache noir, ma qui siamo all’inizio del clima mediterraneo, quindi c’è più apporto di acidità a far brillare la tinta.

I profumi hanno un’immediatezza e un impatto odoroso che sorprendono per la pulizia e la nettezza della parte fruttata, una sensazione molto fresca e concentrata, come una spremuta di frutta: ciliegia, arancia rossa; c’è poi un attimo floreale che rilascia sentori di glicine e di iris, chiude con un tocco odoroso di pepe nero e di balsamico, di cannella e di vaniglia, resina dolce e cioccolato al latte: in sintesi è un gran fruttato con tutt’intorno dei siparietti odorosi. Non sono profumi avvolgenti, ma ben equilibrati e ordinati nella successione olfattiva. Ha il gusto del buon tannino ed è succosamente saporito, la fusione delle due sensazioni gustative lascia uscire un rinfrescante sapore che ricorda la polpa di una ciliegia di Vignola appena giunta a naturale maturazione, infine c’è l’alcool a dimensionare un volume consistente e calorico, stimolando un finale di gusto pieno di flavor fruttati. Corrispondenza gusto olfattiva davvero combaciante.

Siamo rimasti impressionati dalla sua semplicità e dalla fruibilità di beva. È un vino che non vuole starsene in bottiglia a caricarsi di polvere, né tantomeno finire nella top cinque dei concorsi enologici, però se il buongiorno si vede dal mattino, lunghe giornate di gloria potrebbero attendere questo vino, o meglio questa denominazione.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)