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martedì 26 gennaio 2016 11:30:00

Spitz è giusto uno spicchio di case affacciate sul Danubio, e alle spalle i vigneti prolificano, creando un contorno colorato di un verde mitteleuropeo senza uguali nella stagione estiva. In questo fortunato limbo di terra il grüner veltliner s’è accasato bene, complice l’esposizione, la ripidissima pendenza e quella dolce acqua blu che eternizza un’escursione fatata.

Franz Hirtzberger ha vigne qui. I suoi figli ampelografici sono pinot gris, muscat, neuberger, riesling e il teutonico grüner veltliner.

Le vigne sembrano dei giardini e la Weingut Hirtzberger, siamo nel Wachau, che ha una storicità alle  spalle datata XIII secolo, coltiva nella vigna/giardino Honivogl/Smaragd un grüner che sconvolge spesso (in bene) i degustatori più avveduti.

Di fatto il grüner veltliner è il vitigno bianco più diffuso in Austria, i suoi vini hanno personalità mutevole, dall’ostinatamente fresco d’acidità, però succoso in gradevolezza, con rinforzo sapido e ventaglio olfattivo fragrante nel profumi secondari, fino a giungere a espressioni gusto olfattive in versione oli essenziali per morbidezza, rincorsa in p.a.i. e gioiosi effluvi quando arriva il momento delle emozioni terziarie.

È il vino del chissà, nel senso di cercare di interpretarne il futuro in vetro, infatti ne trovi uno acidulo e dopo qualche anno si stravolge in vellutata armonia sapida; ne trovi uno sapido/fresco e dopo due anni, s’è come sciolto in tutta una fluidità insipiente.

Poi quando arriva il grüner veltliner castigatore degli entusiasmi aciduli, leggi l’etichetta è noti che solo Hirztberger può farlo, e annoti pure che qualche anno ci vuole per stratificare un volume di morbida glicerina a sfondo zuccherino.

Il 2009 Smaragd Grüner Veltliner – Honivogl, di Franz Hirtzberger è l’emblema di cosa può accadere al GV che sta in vetro. Il colore si racchiude tra i contorni topazio chiaro, dà impressione visiva di smacchiarsi dalla vivacità per confluire in flussi ossidati. Naso di miele e miele, di spezie e fico bianco e crema pasticcera, poi sfumatura di zabaione e marmellata di pomodoro. L’intreccio odoroso ha effetti non scontati nell’incedere terziario, ha un’accademicità propria e non formale, non da clima continentale. Il gusto invece stimola un ricordo di abboccato, c’è un po’ di residuo, ma è la semiviscosità glicerica che lo completa nella miscelazione morbida. Resta un misterioso senso di incertezza tra il non secco e il non abboccato, è un’annodatura che imbastisce una consistenza ricca di sostanza estrattiva, s’affaccia all’elisir. Manca un tocco di profondità di memoria gusto olfattiva nel finale di bocca per innalzarlo a elisir di lunga vita. Però sulla strada c’è!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)