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mercoledì 19 febbraio 2014 11:00:00

Intendiamoci non s’intende il “passator cortese”, qui siamo distanti dalla Romagna, s’intende di qualcosa ancora più distante, e anche dissonante: l’uva Cortese.

Tranquilli non c’è alcuna novità nelle DOP della provincia, il Cortese resta dov’è: a Gavi e nei Colli Tortonesi, ancora un po’ in Piemonte e nell’Oltrepò.

Eppure a Rieti il Cortese, quello con la "c” maiuscola è di casa, e per “c” maiuscola si può intendere solo quello della Scolca.

Tutto accadde qualche anno fa nella Delegazione, di certo sotto la spinta dell’oceanico Pacifico Fioravanti, tanto che s’è quasi creato un gemellaggio tra i sommelier reatini e la famiglia Soldati, e ogni tanto si ripete questo quasi eno-rito.

Quest’anno, il 15 febbraio, s’è ripetuto il rituale della degustazione delle vecchie annate del Gavi la Scolca etichetta nera e dello Spumante. Tutto il movimento organizzativo è stato prodotto dal Delegato Francesco Guercilena e da Pacifico Fioravanti, la degustazione s’è tenuta al Ristorante la Foresta.

Come per la corrida, l’appuntamento era fissato a las cinco de la tarde, un’ora che sa tanto di Garcia Lorca e di giallissime cromaticità spagnole.

La degustazione s’è tenuta alla presenza del Vice Presidente nazionale Roberto Bellini, invitato per l’occasione a svelare i segreti organolettici del Gavi dei Gavi delle annate 1996, 2002 e 2002 d’Antan, poi del 2006 e infine Soldati la Scolca Brut d’Antan Millesimato 2002 e Rosè d’Antan 2002.

I bicchieri in batteria si sono presto riempiti d’un giallo scintillante per i quattro vini fermi.

Gavi dei Gavi 1996 ha avuto nella sintesi olfattiva di ciò che terziario sembra, ma non lo è, il meglio della sua perpetua giovinezza. Le note di pasticceria erano sofficissime, come pan di spagna e sciroppi di frutta esotica, un sottofondo di albicocca al miele e uno spruzzo di salmastro filtrato da una macchia mediterranea. Palato oleoso per morbidezza, salato per salgemma e salfiore.

Gavi dei Gavi 2002 strizzava l’occhio cromatico a qualcosa di dorato un po’ liso. Moltissima propoli, miele, sciroppo d’acero e frutta grigliata. Gusto ben bilanciato tra il grip fresco e lo slick glicerico, forse una vendemmia un po’ tentennata, e se questo fosse il vino è ancor di più da apprezzare, anzi da stupirsi.

Gavi dei Gavi 2002 D’Antan. Il colore segue le tonalità precedenti, ma il profumo no! E ci si chiede: cos’è? Ha rimandi olfattivi stravaganti, come usciti dai colori di un Dalì ammaliato d’Oriente. Ha profumi d’essenze di deserto, di erbe mediterranee secche, di paglia, di Vermouth Lillet, di rabarbaro, di ginger bread. Il gusto attiva una morbidezza e una sapidità che stritolano l’esuberanza dell’acidità, la quale solo nel finale fa capolino e crea ritorni agrumati.

Gavi dei Gavi 2006. Luccica e brilla il colore dorato, ha una vivacità che sorprende. Ha il profumo pieno dei frutti e dei fiori, tenta di resistente in fragranza, ma deve cedere a qualcosa di tostato, al miele, al pan brioche e alla gelatina di albicocca. Straordinario è il suo volume liquido che crea una tessitura voluminosamente morbido/fresco/sapida. Un trittico di sensazione che crea una consistenza gustativa impressionante, dà l’impressione di avere un struttura in divenire, come un’opera da completare.

Poi arrivarono gli sparkling. Soldati La Scolca Brut D’Antan 2002. D’Antan significa dieci anni “sur lie”.  Resta impressionante la purezza del colore oro nuovo. Desta meraviglia la concentricità odorosa di una fragranza da viennoiserie, di briochè, di ciambella, di torta camilla, di zenzero, di gelatina d’arancia, di grano saraceno, di elicriso, di olii orientali. Se si potesse dire che l’effervescenza è morbida, qui non si rischia di essere smentiti. C’è una vaporosità di sapori che sembrano uscire dai sifoni di Ferrand Adria ai tempi d’oro. È tutta una mousse di fiori, frutti e spezie.

Soldati La Scolca Brut D'Antan Millesimato Rosé 2002. Anche questo un decennio di autolisi, il colore buccia di cipolla traslucida e di chiaro corallo è frutto di una cuvée strizzata, non d’una cuvée macchiata. Mandarino e melone bianco dominano l’olfatto, c’è un po’ di floreale dolcissimo e primaverile, sembra il profumo del risveglio della natura. Il gusto fa volare in alto l’immaginazione, e dalle colline del basso Piemonte si vola in quelle dell’alta Rioja: c’è tutto il gusto del rosato di López de Heredia di venti anni, e viene da chiedersi: com’è possibile? È possibile sì! Perché anche questa è una cristallina eccellenza.

Riflessione finale? Non c’è stata! È stato un brindisi tra i vini e i cinquanta sommelier intervenuti e a chiusura un applauso ai vini. Ci è piaciuto così!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)