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giovedì 1 marzo 2018 09:00:00

Immaginatevi un paesino di 1540 anime, quasi nel centro della Francia, nel dipartimento di Loir-et-Cher. È distante dai fasti storici di Blois e Tours, con un’ambientazione così naturalistica che le incursioni dei silenzi anticipano il calar del sole, in un senso generale di armonia che si fonde con la misteriosa e magica acquaticità del lago di Soings. Questo specchio d'acqua è una vera curiosità geologica: la forma di una ciotola, lunga 1 km e larga 500 metri,  posizionato nel punto in cui, nel Miocene, il mare - che lì giungeva - cominciò a ritirarsi. Per alcuni il lago ha un carattere sacro; anche per i Romani, che lì giunti vi costruirono un cimitero. Nel Medioevo fu famoso per la pesca della carpa, la cui qualità della carne era considerata eccezionale: il fondo sabbioso era infatti ideale alla loro crescita.

Noi non siamo qui per il pesce, e nemmeno per le fantasiose storie di misteri che aleggiano ai bordi dell’acqua. Siamo qui per un vino ottenuto da un vitigno rarissimo: il gascon. Si tratta di un vitigno a bacca nera: originario dello Yonnematura quasi in epoca tardiva, e qui vegetava abbondantemente prima della fillossera. Ricercatissimo dai negozianti parigini, per il tono strutturale dal gusto molto rinfrescante, ideale per stemperare il calore dei vini del Midi, qui nella Loir-et-Cher  è diventato una specie di ago nel pagliaio: tanto poca la superficie, calata costantemente dai 58 ettari del 1958 agli 8 ettari del 1990, per poi ricrescer un pochino in questo decennio.

Il vino in questione di chiama L’Icaunais (cioè originario dello Yonne), prodotto da Le Caillous du Paradis: un Vin de France, prodotto da Étienne Courtois in questo spicchio di Loira che è Soings en Sologne. Ha 12,10 gradi alcolici; la vendemmia è la 2014.

La vendemmia è stata rigorosamente manuale; i lieviti usati sono stati solo quelli indigeni; ha maturato in barrique non di legno nuovo; non ha avuto trattamenti di filtraggio o rifinitura, con solforosa aggiunta zero. Le premesse per certi presupposti di incertezza ci prendono quasi sempre quando ci troviamo di fronte a queste espressioni di naturalissima lavorazione, perché il filo che separa imperfezione da perfezione è debolissimo.

Il colore è sostenuto, nella tinta rubino fiammeggiante di riflessi rosso vermiglio. L’esplosione fruttata è inondante, i frutti sono tutti rossi: ribes, fragola, lampone, marasca. Non sono da maturare, ma già sulla via della confettura, tanto che si miscelano con delicate note di rose e lilla. Il succo liquido sprizza tutto il sapore della prugna rossa appena matura, in una connessione fluido/tannico che attraverso un’acidità succinica lascia emergere una saporosità strabiliante, che s’incunea nella persistenza aromatica intensa allungandola in un ventaglio retro-olfattivo che riesce ad armonizzare addirittura toni di spezie con cuoio addolcito dal tempo e finale di uvetta rossa appassita e di violetta. Tirate le opportune somme ci resta facile affermare che i Courtois hanno fatto una magia; in quale modo lo hanno fatto resta misterioso, come la nascita del lago di Soings. Che sia la nouvelle vague enologica? Se affermativo, è un bell’avvenire.

Ais Staff Writer

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)