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venerdì 25 marzo 2016 09:30:00

Serge Renaud è un epidemiologo francese che nel 1991 in un’intervista alla CBS, nota rete televisiva americana, discutendo di abitudini alimentari con assunzione di grassi e di malattie coronariche tirò fuori dal cilindro il termine “paradosso francese”.

“Bere soprattutto del vino rosso produce una riduzione sostanziale di malattie cardiovascolari anche se la dieta alimentare è ricca di sostanze grasse”: questa fu l’affermazione di Renaud, che si trasformò anche in “effetto Bordeaux”. Da quell’anno il resveratrolo è diventato una vera star della medicina, confrontabile con la penicillina, però di quest’ultima mai si sono avuti rumors contrari, invece sul resveratrolo, alle fin fine, se ne sono dette di cotte e di crude.

Eppure il 9 e il 10 marzo a Hyères, cittadina di 50.000 abitanti posizionata a 20 km da Tolone, famosa per le saline di Pesquiers, per i suoi 35 km di costa e per l’atmosfera Belle Époque, è riecheggiato con forza lo squillo del “Paradosso Francese”. È stato il dottor Dominique Lanzmann-Petithory, a lungo collaboratore di Renaud a ripresentarlo durante il convegno “Vino e Salute”, nell’ambito delle giornate mediterranee intitolate “Cultura e tradizione del vino”, affermando seccamente che non si tratta di una cosa campata in aria, come si vorrebbe far credere.

“Checché se ne dica in giro la Francia detiene ancora la seconda incidenza per bassa mortalità da malattie cardiovascolari dopo il Giappone, nonostante i francesi fumino di più, abbiano più colesterolo e mangino più grassi degli Americani”. Questo l’esordio di Lanzamann-Petithory, e riconferma che ciò che li salva è bere il vino rosso. Nonostante tra il 2014 e il 2015 si siano rincorse e succedute notizie e informazioni molto stravaganti relative al vino e ai suoi effetti benefici o dannosi sulla salute, salvo il fatto di convenire che non è certificabile il danno con una limitata assunzione di unità alcolica, così come non è assiomatico il benefit. Questa notizia che riesuma il Paradosso Francese ci fa quantomeno riflettere consapevolmente (al pari del bere).

“Stiamo ancora cercando di scoprire nuove molecole e determinare quelle che presentano le migliori potenzialità terapeutiche”, afferma Cédric Saucier dell’Università di Montpellier. Ciò presuppone che l’affaire non sia concluso.

I trenta ricercatori riuniti a Hyères si fanno forza del risultato di 4 studi basati su un campione di 100.000 persone. De Marchi, del dipartimento di matematica dell’Università di Padova, scrisse in proposito nel dicembre 2011 che “a parte il resveratrolo, nel vino ci sono circa 2000 componenti (di cui 600 molto significativi). Bevendo una bottiglia di vino rosso al giorno, se da un lato ci preserva da malattie cardiovascolari, d'altro ci fa incappare in seri problemi fisici (ben noti). Ecco perché è un paradosso”.

La Treccani così definisce il paradosso: “Affermazione, proposizione, tesi, opinione che, per il suo contenuto o per la forma in cui è espressa, appare contraria all’opinione comune”… e risulta perciò sorprendente o incredibile. Orbene, e se quel sorprendente o incredibile, quel fenomeno che avviene in modo anormale, fosse paradossale in quanto tale e quindi fenomenale, che conclusione ne trarremmo? Anche Jennifer Crusie nel romanzo “Una scommessa per amore”  cita un buon bicchiere di vino, abbinandolo a “l’olio di oliva non fa male, e un po’ di burro e farina (nel pollo al Marsala) non hanno mai ucciso nessuno”. La nostra eno-morale? Nella nostra scommessa per amore puntiamo anche sul vino rosso, come alla roulette, e che la fortuna ci assista. Rien ne va plus, les jeux sont faits.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)