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venerdì 29 gennaio 2016 10:30:00

L’interesse verso qualcosa che riuscisse a garantire la salvaguardia ossidativa del vino uno volta stappato è sempre stato un punto di studio da parte dei ricercatori. Abbiamo assistito a improvvise e micidiali escalation dei sistemi di richiusura della bottiglia, abbiamo anche costatato una successiva e progressiva perdita di attenzione degli stessi, come se la pigrizia di non volersi applicare nelle operazioni di nuova chiusura prevalesse sull’affidabilità del sistema, o viceversa?

Quando è uscito Coravin, subito è stato acclamato come il messia anti ossidativo, uno strumento capace di agire con una precisione chirurgica nel togliere e ricucire, in questo caso evitando la presenza non equilibrante dell’ossigeno nella parte della bottiglia lasciata vuota perché il vino è stato versato. Fino a oggi le attrezzature di richiusura garantivano l’integrità del vino per un certo periodo di tempo, con pro e contro in perenne contrasto dibattimentale.

Coravin, che è sul mercato da quasi due anni, viene dagli States, qui in Italia non s’è ancora del tutto affacciato nel sistema wine by the glass. Anzi, se analizziamo bene, l’Italia del servizio del vino non è che sia molto allineata al sistema vino al bicchiere che c’è negli States o nel microcosmo di Londra.

Ammesso che Coravin sia quel toccasana che declamano, per via dell’argon, un gas nobile che fa da elisir di lunga vita al vino, o almeno lo mantiene come se la bottiglia fosse ancora sigillata. Non vogliamo dilungarci su altri dettagli, li trovate tutti su coravit.it, e trovate ogni pro e ogni contro possibile nei blog. Noi ipotizziamo di prendere per buono tutto il meglio che si dice in giro su Coravin, e lo proiettiamo in una diversa visione del servizio del vino a bicchiere, in Italia ancora non così diffuso. Si premette che visto l’ammortamento e il consumo dello strumento di servizio si ipotizza una incidenza di € 2,83 a bicchiere, perciò l’indirizzo di uso si volge immancabilmente su bottiglie il cui bicchiere di vino possa essere proposto a oltre 25€ a dose da 150 ml. A questo punto la potenzialità del Coravin va comunque incontro a qualche resistenza in Italia, mentre negli USA sta andando per il meglio (adesso) e nella boutique enoica di Londra sta raggiungendo il mercato. Una vera e propria mentalità del vino a bicchiere in Italia non ha mai preso campo, un po’ perché l’italiano a tavola si trasforma più in bevitore piuttosto che vero e proprio degustatore, dall’altra parte è necessario disegnare un’altra strategia di accostamento al suggerimento del vino, dando molta importanza all’opportunità, attraverso Coravin, di poter assaggiare una gamma di vini top fashioned per qualità e per attrazione.  Il consumatore italiano a tavola, se i commensali sono numerosi, è più propenso a cercare una soluzione che contempli una bottiglia per tutti, piuttosto che lasciar valere i diversi capricci del singolo e far diventare tutto una singola scelta. In altre nazioni ciò non avviene, gli americani (di più) e gli inglesi hanno un’indole un po’ più individualista, per cui la strada Coravin in questi mercati è di più facile costruzione. In Italia la strategia va realizzata dimensionando l’offerta attraverso la specificità del sommelier, con creazione di offerte allettanti che il consumatore non deve sentirsi di subire, e gli attuali menu con vini abbinati non sempre aprono alla libertà di selezione del consumatore. Si intuisce che dovrà essere creata una batteria di vini per Coravin, la cui lista andrà posta all’attenzione visiva dei commensali nella carta, nel web-site del locale e, perché no, anche sulla proposta del menu affissa fuori da locale. Con più variabilità si presenta il discorso nelle enoteche con mescita e nei wine bar. Qui le opportunità, se ben condotte, potrebbero diventare straordinarie. Diventa invece molto interessante nel consumo privato, quello dei tanti appassionati che hanno cantina varia e poliedrica in tipologia, i quali potranno via via sorbirsi, anche in solitario, spicchi di vino mantenendo integra la restante dose restata in vetro.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)