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lunedì 15 gennaio 2018 10:30:00

La storia vitinicola dell’Uruguay parla europeo, più precisamente spagnolo e italiano, con preferenza per gli immigrati baschi che importarono il vitigno diventato simbolo dell’identità uruguagia del vino, il tannat. La cosa è molto curiosa perché si potrebbe pensare che il tannat sia originario del nord della Spagna, invece è francese, del Madiran e di Irouléguy, nel Sud-Ovest. La data dell’arrivo è accettata da tutti come il 1870.

La differenza sostanziale tra la produzione francese e quella uruguaiana sta nell’impiego dell’uva: tannat miscelato con altre varietà in Francia, in solitario in Uruguay. Il suolo e il sottosuolo, il clima e altri fattori ambientali hanno portato il tannat a coprire oltre un terzo dei vigneti uruguagi, trovando beneficio anche in un clima oceanico affine al Bordeaux, però qui molto più caldo e quindi in grado di smussare - con la maturazione - l’eccentrica energia tannica del tannat. La luminosità è molto intensa, straordinaria anch’essa per far maturare lentamente gli acini, così com’è una panacea la brezza dell’oceano che “rinfresca” i filari. Purtroppo il tannat partì con il piede sbagliato, perché piantato a Canelones, terreno fertile, con così tanto calcare che diventa fangoso con la pioggia, quindi non ben drenante e il vino finisce per assorbire tutta la rusticità naturale del vitigno, esondando anche nel gusto amaro e astringente, complicato da bere. Allora si sono gettati su Garzón, dove il clima è un po’ più fresco e il suolo ha in corpo il granito che diventa un assorbente naturale per l’acqua; il drenaggio perfetto bilancia la maturazione fenolica evitando quell’eccessivo strapotere tannico. Non solo: il vino riesce anche a riempirsi di una preziosa sostanza minerale.

Abbiamo degustato il Tannat Reserva 2015 della Bodega Garzón, situata a Garzón Maldonado, nel circondario Punta del Este, Jose Ignacio e La Barra, ad appena 18 km dal mare. Il territorio è collinare con ondulazioni toscaneggianti tanto da accogliere anche l’ulivo. In fatto di vino questo Tannat Reserva 2015 ha in sé della straordinarietà, però non certo per la filiera produttiva, uguale ad altre: fermentazione in cemento, successiva sosta sulle fecce fini per 6 mesi in legno d’origine francese e infine imbottigliato nel luglio del 2016. La straordinarietà sta nel modo con cui il suo corpo distribuisce le morbidezze (14,5% alcol  4,5 gr di zucchero residuo)  e le durezze (ph 3,6 e acidità 5,8 g/l), infine come il tutto si integra con tannicità e mineralità. Ne esce un vino colorato intensamente di onde porpora, scuro come la notte senza stelle. L’esplosione fruttata è deflagrante, quasi un crollo fruttato e indistinguibile di prugna, ribes nero, lampone e mora di gelso, poi chiodo di garofano e dolce cannella, un po’ di violetta e finissimo balsamico. Dire tannino levigato è superfluo, semmai è denso (ammesso che lo si riesca a rappresentare al meglio con questo aggettivo), ha una non-ruvidità come una spessa seta indiana, una liquidità sostenuta dalla mineralità e avvolta da un alcol purificato da una nascosta dolcezza. Sorseggiandolo si resta attirati dalla sinuosità di beva e dalla franchezza dell’espressione retro olfattiva. Dicevamo che Bodega Garzòn aveva in sé della straordinarietà, ebbene una è conclamata dalla sua personalità organolettica, l’altra dal prezzo, in media 14€, con un valore commerciale che meriterebbe ben oltre i 90/100.

Ais Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)