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lunedì 9 luglio 2018 08:30:00

C'è un nuovo terroir in città, e il suo nome è Flushing Avenue. Il cinema ci ha insegnato che a Brooklyn si può vedere di tutto, dalle liti nel Bedford-Stuyvesant di Spike Lee alle sparatorie all’incrocio tra la Washington e la Water di C'era una volta in America; dalla colorata passerella Riegelmann della Ruota delle meraviglie di Woody Allen fino alla nostalgica Brighton Beach dal sapore ebraico.

Quasi di tutto.

Vigneti, da queste parti, non se n'erano ancora visti. 

Evoluta da sobborgo povero e scalcinato a moderna incubatrice di isterie intellettuali, Brooklyn oggi profuma di lozione da barba e vin de garage. I vecchi quartieri di Dumbo, Bushwick e Williamsburg sono diventati chic. Le fattorie le ospitano i container, le vacche pascolano nei giardini pensili, e le cantine urbane prosperano. Mancava solo una vigna. Fino ad oggi.

Devin Shomaker ha dovuto raccogliere 15.000 dollari prima di convincere i proprietari del grattacielo Navy Yard ad affittargli un pezzo di tetto per realizzare la sua idea: il primo vigneto al mondo coltivato sul tetto di un grattacielo. 

Devin non è uno sprovveduto: ha studiato viticoltura al Finger Lakes Community College di New York, nella più grande regione produttrice di vino dello Stato. Dopo avere lavorato sodo per convincere i suoi professori della bontà del progetto, insieme al fratello Thomas e al compagno di classe Chris Papalia, ha  portato avanti un progetto pilota: 50 viti sul tetto dell'appartamento del fratello, a Windsor Terrace, tra le aree verdi di Greenwood e Prospect Park. Se le uve fossero sopravvissute al duro inverno newyorkese, avrebbero portato avanti la scommessa. 

Sono sopravvissute. 

Forte dell'esperienza, David ha convinto John Rodenhouse, il proprietario di Point of the Bluff Vineyards, a finanziare il progetto con mezzo milione di dollari. Era nato Rooftop Reds, letteralmente I rossi del tetto. Una grande sala degustazione è già aperta da mesi, e centinaia di visitatori sono subito piombati ad abbeverarsi, anche se il vino, per ora, proviene da vigneti dei Finger Lakes.

Le 168 piante di Devin, ospitate da 42 vasi distribuiti su 1.400 metri quadri, aspettano infatti il 2019 per essere vinificate nelle cantine di Rodenhouse. I vitigni? Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Malbec e Petit Verdot. Tutti piantati in fioriere con terriccio composto al 40% da vetro triturato, per favorire il drenaggio. 

Una volta vinificate, le uve saranno miscelate e lasciate maturare in legno, per poi essere imbottigliate e vendute a 1.000 dollari ciascuna. Dato il prezzo, quel giorno, a sgomitare saranno pochi. A chi gli domanda quanto realistica possa essere la presunzione di vendere una bottiglia di Brooklyn rosso ad una cifra simile, Devin fa spallucce: non ha dubbi sul completo successo dell'iniziativa. Forse una distesa di vasi su un pianoro di cemento non può essere considerato un nuovo tipo di terroir

Tra una decina d'anni, chissà, cominceranno a girare etichette targate Manhattan: un Upper East Side magari, a base di chardonnay naturalmente, ché in certi quartieri, ancora oggi, è il bianco il colore preferito.

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)