Statistiche

  • Interventi (1550)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 11 ottobre 2018 08:30:00

The enemy is within, il nemico è all'interno, recitava una delle frasi promozionali del film di Tomas Alfredson. Stavolta, però, non parliamo di una storia di spionaggio con Gary Oldman protagonista, ma di una delle più blasonate organizzazioni internazionali del vino: la Court of Master SommeliersA sentire il San Francisco Chronicleun membro del reame ha divulgato, durante l'ultima sessione, informazioni riservate pertinenti l'esame. 

In una lettera del 9 ottobre, inviata a tutti i MS, il presidente Devon Broglie spiegava come il consiglio avesse ricevuto un rapporto riservato, da parte di consulenti esterni, sulla condotta scorretta di un anonimo membro, che aveva rivelato notizie preziose per superare la prova di degustazione. Un giro di parole - forse - per dire che qualcuno, lì dentro, aveva divulgato l'identità di alcuni, o di tutti i sei vini da riconoscere, destinata a rimanere incognita persino dopo la conclusione dell'intero percorso. Broglie non ha rivelato il nome della "talpa" - continua il giornale - ma è probabile che sia uno dei Master Sommelier coinvolti in compiti di sorveglianza; una figura, quella del proctor, per la quale i MS seguono un rigoroso addestramento aggiuntivo, di rado inferiore ai quattro anni. 

Dall'esterno potrebbe sembrare un peccato come tanti, ma non è così. Circondata sin dalla fondazione, nel 1969, da un'aura sacrale, la Court of Master Sommeliers deve la sua fama proprio al rigore degli esami, accompagnati sovente da un'eloquente formula: the hardest test you’ve never heard of, la prova più difficile di cui non hai mai sentito parlare. Una notorietà amplificata negli ultimi cinque anni dal fortunato documentario Somm, disponibile su Netflix, che ha seguito da vicino il lungo studio di quattro candidati, restituendo il senso profondo di tanta abnegazione, rendendo più umane e comprensibili le loro fatiche, anche agli occhi di chi non beve vino nemmeno sotto le feste. 

La prova è composta da tre sezioni, per superare le quali è necessario investire anni di tempo, da dedicare allo studio, e denaro, da riservare a viaggi e bottiglie. Dopo un esame teorico su tutto lo scibile possibile e immaginabile del mondo del vino, una simulazione di servizio al ristorante, spesso resa ardua da situazioni limite; infine una prova di degustazione di sei vini, alla cieca e in 25 minuti, tramite la quale identificare varietà di uva, regione di origine e annata. Unica consolazione: se un candidato passa una sezione ma fallisce le altre, può sostenerle di nuovo l'anno successivo, senza dover ripetere quella già superata. Non sono rari i casi di test ripetuti anche dieci volte. 

Oggi il compito più arduo, però, tocca agli organizzatori: difendere la reputazione guadagnata dall'istituto in cinquant'anni, con soli 274 fortunati capaci di superare, sino a ora, il famigerato torneo. E l'istituto, in verità, non ci ha pensato due volte ad annullare i risultati relativi alla degustazione, stracciando, di fatto, il titolo conquistato da 23 studenti, salvando solo quello di Morgan Harris, capo sommelier del ristorante Angler di San Francisco. Morgan, infatti, era l'unico membro della classe del 2018 chiamato a superare la prova di servizio; la parte di degustazione, per sua fortuna, l'aveva passata lo scorso anno, in tempi non sospetti. È forse questa la dimostrazione di un vecchio aforisma attribuito all'umorista Arthur Bloch: nessuna pianificazione, per quanto attenta, potrà mai sostituire una bella botta di culo. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)