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mercoledì 6 maggio 2015 13:30:00

È la pietra che domina il paesaggio! E la parola slovena Kras (il nostro Carso) ha origine indoeuropea, e manco a farlo apposta significa roccia, pietra, e deriva da Garra o Karra. È un territorio caratterizzato non tanto per ciò che sta sopra, piuttosto per ciò che c’è sotto, un sottosuolo che deve la sua fortuna geologica all’acqua che filtra tra le rocce calcaree. Questa idroporosità ne fa una regione tecnicamente secca, nonostante la pioggia.

Le radici della vite non disdegnano il suolo carsico, il loro incontro e scontro con il duro minerale le fa soffrire e in quella sofferta esistenza vegetale si creano tutti i presupposti non solo per resistervi annualmente, ma anche per lanciare quelle resistenza nel tempo.

Ed è il tempo che ha trasformato il Sauvignon Carso-Kras 2004 di Rencel Josko, viticoltore a Dutovlje, a meno di 5 km dal confine italiano. I vigneti sono chiaramente personalizzati nella roccia carsica, con il contributo anche di terra rossa molto ricca di ossido di ferro

È un territorio con escursione termiche marcate, per cui è facile trattenere i profumi, così come è difficile perdere la spalla acida, che però è attenuata dalla grande mineralità; infine il clima è d’una purezza alcolica quasi unica, pulito dalla forza della Bora.

Che poi un 2004 si presenti con questa prorompente personalità non è certo frutto del solo ecosistema viticolo, c’è molto savoir-faire del vignaiolo.

Dieci anni che niente hanno ossidato al colore, bellamente dorato, acceso nei riverberi della brillantezza. Profumo che inquieta, perché allontana da tutto ciò che vorremmo fosse sauvignon. Niente di niente di tono erbaceo (finalmente), tanta frutta saporitamente tropicale, e vai con mango, ananas, litchi; e perché no, anche albicocca e arancia candita. Molto attraenti sono gli effluvi floreali, di fiore di ginestra, con un tocco finale di miele. Pepe bianco e gesso ne completano la complessità. Al gusto è tutta una fusione di morbida sapidità (si può dire… si può dire), con una resistente freschezza che circonda sulle fasce quel 14% di alcol che altrimenti metterebbe in fuori gioco l’equilibrio del gusto, disarticolandolo in pesantezza calorica. Invece tutto si combina e si armonizza per costruire un finale di bocca lungo e setoso, tanto da richiede anche dei formaggi ben stagionati, oppure un bello sgombro sott’olio con capperi e cipolline bianche: sapori d’altri tempi all’Osteria à côté della Primula a San Quirino, in quel di Pordenone.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)